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Dopo otto giorni l’Etna non si placa. «Per l'aeroporto la maggiore emergenza in 20 anni»

Ingv registra dal cratere Voragine attività esplosiva senza sosta. La società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso conta 710 voli cancellati

14 Agosto 2026, 10:03

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Dopo otto giorni l’Etna non si placa. «Per l'aeroporto la maggiore emergenza in 20 anni»

Inizia l’ottavo giorno di disagi per i viaggiatori diretti o in partenza dall’aeroporto di Fontanarossa, le cui attività sono state interrotte a più riprese dal 7 agosto a causa dell’emissione di cenere vulcanica da parte dell’Etna. Vulcano che, fanno sapere dall’Osservatorio etneo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), non sembra però voler dare ancora una tregua. L’attività nel cratere apertosi a quota 2.090 metri si è praticamente interrotta, ma prosegue quella effusiva dalle bocche eruttive a quota 2.750 e 1.900 metri. E soprattutto dal cratere sommitale Voragine (3.403 metri) continua senza sosta l’attività esplosiva e l’emissione di cenere sul versante sud. Restano quindi tutte le incertezze sulla ripresa della normale attività aeroportuale non solo a Catania, ma anche a Comiso, scalo ritornato operativo mercoledì.

Sac, la società di gestione degli aeroporti di Catania e Comiso, ha prolungato ieri in serata l’interruzione delle attività nello scalo etneo fino alle 2 della notte di Ferragosto, posticipando di 24 ore l’iniziale comunicazione che dava la ripresa per le 2 di questa mattina e, poi, alle 8. Mentre l’Etna non dà cenno di aver esaurito la sua forza esplosiva, se i voli riprenderanno con continuità dipenderà, a questo punto, soprattutto dalla direzione del vento.

Nel frattempo in tutta la Sicilia, da Catania a Palermo, passando per Comiso e Trapani, la situazione è sempre più critica per i turisti. Centinaia le denunce pubbliche di ritardi nelle comunicazioni per le riprotezione dei voli, e dei conseguenti trasporti con bus verso destinazioni ben lontane dal capoluogo etneo come il “Birgi”, oltre 3 ore e mezzo di viaggio in auto. E ci sono testimonianze di tariffe da oltre 700 euro per transfer privati verso Palermo.

Sac, dal canto suo, prova a rassicurare garantendo «che sta proseguendo l’attività di gestione dell’emergenza che negli ultimi giorni ha sottoposto a forte pressione l’intero sistema aeroportuale siciliano». Tra il 6 e il 12 agosto, «circa 630 voli previsti sull’aeroporto di Catania sono stati dirottati verso altri scali», informa ancora la società di gestione dell’aeroporto. I voli riprogrammati, prosegue Sac, hanno consentito «di mantenere attivi i collegamenti e di assicurare, per quanto possibile, la continuità della mobilità da e verso la Sicilia».

Nella settimana tra il 6 e il 12 agosto dei 1.974 voli previsti 710 ovvero «circa il 36% è stato cancellato in conseguenza dell’evoluzione del fenomeno e delle necessarie limitazioni operative». Dati che confermano per Sac «la portata eccezionale dell’emergenza, la più severa degli ultimi 20 anni in termini di impatto sull’infrastruttura aeroportuale», ma anche «la capacità del sistema di attivare soluzioni alternative e gestire, attraverso il coordinamento tra gli scali siciliani, una parte significativa dei voli interessati. La gestione dei voli dirottati ha richiesto - prosegue la nota - un costante lavoro di coordinamento tra aeroporti, compagnie aeree, autorità e operatori, con l’obiettivo di garantire la massima continuità possibile dei collegamenti e l’assistenza ai passeggeri. In questo quadro, gli scali di Comiso, Palermo e Trapani hanno contribuito in maniera cruciale ad assorbire parte del traffico originariamente destinato a Catania».

Le rassicurazioni non fanno però scemare né la rabbia delle decine di migliaia di passeggeri coinvolti né, tantomeno, le polemiche politiche. Tra gli ultimi interventi, quello di Santo Primavera, deputato all’Assemblea regionale siciliana del Mpa, che critica aspramente Sac. «L’Etna - sottolinea - fa il suo mestiere, non sono eventi imprevedibili. Ciò che invece continua ad apparire del tutto inadeguato è il sistema di risposta e di gestione delle emergenze ideato e messo in atto da chi amministra lo scalo. L’Etna non può essere utilizzata come alibi per giustificare lacune organizzative e gestionali» Chiede quindi «da cittadino e deputato, formalmente e con urgenza alla governance della Sac» ​una serie di interventi. Il primo è un «piano emergenziale permanente, condiviso con autorità, compagnie aeree e trasporti su gomma e rotaia». Le richieste proseguono con «l'istituzione di un protocollo d'informazione e assistenza continua ai passeggeri», un «chiarimento trasparente su risorse economiche, tecnologiche e professionali impiegate» e la «riorganizzazione dello scalo di Comiso».

La necessità di un piano di emergenza è emersa ieri anche in un incontro tra l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò e i sindacati Cgil, Cisl e Uil, Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti. Presenti anche Ast, Protezione civile, Sac, Gesap, Tpl, Airgest e i consorzi del Trasporto pubblico su gomma siciliano.