Randazzo
Il vuoto di potere lasciato dai Sangani: la “cupola” dello spaccio, ci sono sedici imputati
L’operazione “Game Over” ha permesso di delineare gli assetti criminali all'ombra del vulcano dopo il blitz "Terra Bruciata"
Il blitz “Game Over” è scattato a febbraio. I carabinieri hanno decapitato la cupola dello spaccio, specializzata nello smercio del velenoso crack, che ha preso il potere a Randazzo dopo il vuoto lasciato dal clan Sangani. La famiglia mafiosa, alleata della cosca Laudani di Catania, è stata decapitata nel 2022 con l’operazione “Terra Bruciata”, che ha portato poi allo scioglimento del consiglio comunale di Randazzo per il pericolo di infiltrazioni mafiose. Si è tornati al voto la scorsa primavera.
Torniamo alla vicenda giudiziaria. L’8 settembre ci sarà l’udienza preliminare scaturita dall’inchiesta. Dovranno presentarsi davanti al gup sedici imputati: Cristian Sabato, Danilo Giovanni Sapiente, Mirko Giuseppe Firringa, Alfio Grasso, Rosario Malaponte, Antonella Mazziotti, Edoardo Manitta, Giuseppe Crastì Saddeo, Alfio Papotto, Antonino Costanzo Zammataro, Carmelo Calà, Ignazio Ursì, Michele Ursì, Stefano Saitta, Rosario Mineo e Lorenzo Palazzo.
La cupola dello spaccio sarebbe stata capitanata da Cristian Sabato. Mentre il ruolo di coordinamento sarebbe stato affidato a Danilo Giovanni Sapiente, che è infatti considerato il braccio destro del capo-spaccio. In una delle intercettazioni finite nel fascicolo processuale, Sabato si “vantava” di essere l’unico che poteva autorizzare lo spaccio nella cittadina etnea. I soldati sarebbero Mirko Giuseppe Firringa, Carmelo Calà, Alfio Papotto, Antonino Costanzo Zammataro, Stefano Saitta, Alfio Grasso, Michele Ursì, Ignazio Ursì e Giuseppe Crastì Saddeo. Ad undici è contestato il reato associativo mentre agli altri cinque il solo spaccio di droga.
La pm Raffaella Vinciguerra ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per i sedici coinvolti nell’operazione, ma per alcuni le imputazioni sono cambiate. Come, ad esempio, per Edoardo Manitta - difeso dagli avvocati Belinda Zisa e Salvatore Papparldo - che ha affrontato i primi di agosto un interrogatorio con la sostituta procuratrice dopo la notifica dell’avviso di conclusione indagini. Un interrogatorio che ha portato alla contestazione solo dello spaccio e allo stralcio per l’associazione a delinquere. Manitta era stato scarcerato dallo stesso gip, che aveva valutato cessate le esigenze cautelari considerando il trasferimento dell’imputato in Germania dove svolge un’attività lavorativa.