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14 agosto 2026 - Aggiornato alle 21:00

i controlli

Etna: marcia indietro sul divieto di avvicinamento alla lava, rafforzato invece il blocco delle auto

L'ordinanza di ieri del Comune di Milo che imponeva di rimanere a una distanza di 200 metri verrà rivista. Se n'è parlato oggi in Prefettura

Etna: marcia indietro sul divieto di avvicinamento alla lava, rafforzato invece il blocco delle auto

Caos in strada e folla vicino alla colata (foto sx di Orazio Valenti)

14 Agosto 2026, 16:56

20:38

Da una parte si lascia, dall'altra si raddoppia. Il tema - oggetto di dibattito, critiche ma anche approvazioni - riguarda le ordinanze che limitano la fruizione delle attività dell'Etna. Ieri, per la prima volta, è stata introdotta una doppia novità: il divieto di avvicinarsi a più di 200 metri dal fronte lavico e la chiusura della strada Mareneve, che conduce al Rifugio Citelli e al sentiero Serracozzo, all'altezza del borgo di Fornazzo, 14 chilometri più in giù. Un blocco che nella notte ha stravolto la consueta tranquillità della piccola frazione di Milo, inondata di auto. 
Nella tarda mattinata di oggi in Prefettura a Catania si è svolto un tavolo tecnico per affrontare proprio il tema della sicurezza sul vulcano: presenti i sindaci interessati, l'Ingv, la protezione civile, il Corpo forestale e tutti gli enti competenti in materia. Il risultato è stato di ammorbidire il divieto di avvicinamento alle colate e di potenziare il blocco stradale anche dal lato di Linguaglossa e Piano Provenzana, rimasto fino a oggi libero. 
foto Orazio Valenti
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È stata un'ordinanza della sindaca di Milo, Aurora Catalano, a introdurre ieri le limitazioni. «Lo abbiamo fatto - spiega - perché negli ultimi giorni il traffico veicolare verso la Mareneve si è intensificato in maniera esponenziale. Un problema anche per eventuali interventi di soccorso, diventati praticamente impossibili. Abbiamo visto persone con bambini, animali, intere famiglie, con gli zoccoli ai piedi. Bisognava agire, anche perché col Ferragosto alle porte sarebbe andata ancora peggio».
Il documento è stato oggetto di discussione al tavolo tecnico di oggi in Prefettura. Si è deciso di confermare il blocco delle auto a Fornazzo e di estenderlo anche al versante di Linguaglossa, dove i mezzi verranno fermati ben prima di arrivare al bivio per il Rifugio Citelli. «Di concerto con tutti - aggiunge la sindaca - la custodia dei cancelli su entrambi i lati dovrebbe essere garantita h24». Finora, invece, passata l'una di notte i controlli scemavano e le auto sono state libere di salire in quota. 
Diverso, invece, il discorso per il divieto di avvicinamento al fronte lavico. La distanza di 200 metri indicata nell'ordinanza del Comune di Milo pare sia stata «un refuso», ereditato da precedenti ordinanze risalenti a gennaio e non concordato con gli organi scientifici come l'Ingv. Verrà eliminato o, più probabilmente, rivisto al ribasso (si parla di 50 metri) nelle prossime ore. 
Intanto ieri sera, la prima con le nuove regole, la frazione di Fornazzo si è riempita di auto. Il blocco all'inizio della Mareneve ha comportato che moltissimi hanno parcheggiato le auto ai margini della strada provinciale Milo-Linguaglossa che attraversa il paese. Tanto che qualcuno, storpiando la frase che si trova sul cartello stradale all'ingresso del borgo, ha commentato: «Fornazzo è diventato villaggio non ideale d’Italia».
«Sostanzialmente l'imbuto si è spostato dal Citelli al paese - spiega Emilio Messina, guida ambientalista e presidente di Federescursionismo - anche qui i mezzi di soccorso faticano a passare. Il nostro lavoro di guide viene fortemente compromesso, mentre molti ragazzi si avventurano nei boschi senza nessuna conoscenza del territorio per cercare di accorciare il tragitto. Servirebbe un'organizzazione diversa - conclude - ad esempio un servizio navetta, anche a pagamento, da Fornazzo al Rifugio Citelli».
Sul tema è intervenuto anche il Cai Sicilia, ricordando che «insieme ad altre associazioni ci siamo confrontati con il Collegio delle Guide alpine e vulcanologiche, producendo un documento importante, dedicato proprio alla fruizione delle colate laterali. L'idea - dicono dal Club alpino italiano - è quella di gestire almeno l'aspetto turistico della colata, considerandolo una risorsa/opportunità/valore identitario per gli abitanti, i montanari dell'Etna che da sempre frequentano le colate e gli operatori professionali (Guide vulcanologiche e Guide ambientali). Quel documento è ancora in valutazione presso gli organi competenti su richiesta dell'Ente Parco dell'Etna».
Un aspetto già sottolineato nelle ore scorse dalle guide vulcanologiche. «Se quel testo fosse già operativo con relativo protocollo di intesa esteso alle associazioni di volontariato - prosegue il Cai - oggi avremmo l'opportunità di presentarci diversamente sui media internazionali, dove comunichiamo la parte peggiore della nostra normalità etnea: l'aeroporto chiuso da giorni, la ricaduta di cenere sui paesi e la fruizione scoraggiata. Andrebbe fatto quello che normalmente si organizza per qualunque festa o sagra di paese: mettere insieme vari soggetti e cercare di accogliere i visitatori. Non possiamo fermare le ricadute di cenere, ma possiamo tentare di informare i turisti e valorizzare almeno questo aspetto della impegnativa "quotidianità" vulcanica etnea. Quel documento - conclude la nota - che il Collegio delle Guide alpine e vulcanologiche ha preparato può servire ad evitare, la prossima volta, almeno il caos fruizione».