il punto
Etna, verso la fine delle attività? Terremoto figlio del «ritiro del magma nei condotti». Strade chiuse e due attività evacuate
Secondo l'Ingv il sisma che ha colpito Linguaglossa è legato alla conclusione delle esplosioni della Voragine. Intanto arrivare in auto a Etna Nord è impossibile
L'Etna potrebbe essersi avviata verso la fase conclusiva dell'attività dopo nove giorni ininterrotti in cui ha regalato gioie e dolori. La giornata di Ferragosto è iniziata con la fine della fase esplosiva della Voragine: alle sette e mezza di stamattina il cratere sommitale ha smesso di esibirsi in fontane di lava ed emissione di cenere. È seguita una brevissima ripresa dell'attività del vicino cratere di Nord Est: una modesta nuvola di cenere aveva fatto preoccupare, ma è durato poco, appena una decina di minuti. Poi il tremore si è posizionato su livello medio basso. Infine a ora di pranzo il terremoto del 3.9 di magnitudo in territorio di Linguaglossa, segnato dalla riattivazione della faglia di Piano Pernicana, che ha costretto alla chiusura l'unica strada rimasta aperta per raggiungere la stazione di Etna Nord Piano Provenzana.
Proprio il sisma, un'unica scossa alle 12.24 con epicentro molto superficiale, ad appena 1 km di profondità, non seguita da uno sciame, rappresenterebbe un altro segnale del depotenziamento dell'Etna. «È stato un terremoto in risposta alla fase finale dell'attività eruttiva del cratere Voragine - conferma Stefano Branca, direttore del dipartimento Vulcani dell'Ingv - La Faglia Pernicana è una struttura vulcano-tettonica che accomoda i movimenti del versante nord-orientale dell'Etna. Si riattiva spesso quando ci sono movimenti di ritiro della massa magmatica nei condotti». Branca ricorda come «la stessa cosa era avvenuta nel 2015, quando era finita l'attività della Voragine e del cratere di Sud-Est».

Al momento dunque l'unica attività dell'Etna rimane quella effusiva con le due bocche ancora alimentate nella Valle del Bove. Secondo gli ultimi rilievi sul campo effettuati dal personale dell'Ingv-Osservatorio etneo, sono le fessure a quota 2750 metri e a 1990 metri quelle ancora attive. Il fronte più avanzato dei flussi lavici si attesta a una quota di 1600 m circa in prossimità di Rocca Musarra, sovrapponendosi alle colate precedenti.
Buone notizie dunque per il traffico aereo che da oggi pomeriggio è ripreso anche sull'aeroporto di Catania, aperto sia alle partenze che agli arrivi. Ma non si tornerà subito alla normalità. Ancora molti voli del pomeriggio e della serata di oggi risultano cancellati o dirottati sugli altri scali siciliani.
Non sono buone invece le notizie che arrivano sulla viabilità attorno al vulcano. Il sisma che ha riattivato la faglia Pernicana ha aperto delle fessure sulla strada Mareneve che da Linguaglossa conduce a Piano Provenzana. «La strada è chiusa da quota 1300 metri in su - conferma il sindaco Luca Stagnitta - non ci risultano altri danni al momento, abbiamo evacuato per precauzione le due strutture ricettive che si trovano in quella zona, tra stasera e domani il personale dell'ufficio tecnico effettuerà i sopralluoghi per accertare eventuali danni».

A essere momentaneamente chiusi sono lo chalet Clan dei Ragazzi e il Rifugio Brunek. «Avevamo le stanze piene, nove posti letto, abbiamo dovuto mandare a casa tutti - racconta Franco Puglisi, uno dei titolari - non abbiamo avuto danni, perché prima di aprire la struttura abbiamo svolto degli interventi antisismici. Solo qualche bicchiere rotto e alcuni secondi di paura».
Nei giorni scorsi, con ordinanze dei Comuni di Milo e di Sant'Alfio, era stato bloccato il passaggio delle auto sulla Mareneve anche dal lato di Fornazzo e da quello della chiesetta di Magazzeni. Divieti dovuti al grandissimo afflusso di macchine per andare a vedere le colate in Valle del Bove. Al momento, quindi, con la chiusura odierna anche del versante di Linguaglossa, tutte le strade di accesso a Etna Nord sono inibite alle auto. Passano solo i mezzi autorizzati.

