L'intervista
«Parlare di legalità anche in famiglia, smettere di cercare favori e scorciatoie»
La riflessione del presidente dell'associazione AddioPizzo Catania
Si è smesso di parlare di mafia. Muti. Come se non ci fosse. Ma invece esiste. Fa affari (illeciti). E continua a schiavizzare commercianti attraverso l’imposizione delle tangenti.
Pare calato il sipario. Ma rompere il silenzio è la priorità delle associazioni antiracket. «L’estorsione esiste eccome. Però purtroppo notiamo che si stanno facendo dei passi indietro. Una regressione che avvertiamo anche nella tipologia di contatti che ci arrivano. Che ci sia un appiattimento è sotto gli occhi di tutti. Per cambiare lo stato delle cose, ognuno deve fare la propria parte». Giuseppe Russo è il presidente di Addiopizzo Catania, una di quelle realtà che ha deciso di puntare sui giovani. Sulle nuove generazioni. «Noi organizziamo regolarmente incontri nelle scuole portando magistrati, investigatori e anche le testimonianze di chi ha deciso di ribellarsi e denunciare. È fondamentale parlare con loro di questi fenomeni illeciti. Fra di loro ci saranno gli imprenditori del domani», spiega Russo.
Il presidente di Addiopizzo sprona gli studenti a parlarne a casa, coi genitori, i fratelli, i nonni. «Pare diventato tutto normale». Un’assuefazione pericolosa. Russo è convinto che «si debba parlare di cultura della legalità in famiglia. Solo così si potrà lottare contro questa normalizzazione dell’illegalità». E quindi smettere di «pagare il "cavallo di ritorno", di cercare scorciatoie, di chiedere favori al politico di turno». Una rivoluzione culturale (e di legalità) che deve servire a cancellare quelle zone grigie dove si fortificano le radici del malaffare. E quindi dei sistemi criminali.
Si registra una flessione nelle denunce si registra. Per questo è ancora più urgente tenere alta l’asticella dell’informazione. Russo non assolve nessuno. «Ognuno deve fare la propria parte. Se vogliamo sconfiggere l’illegalità e costruire una società migliore bisogna partire dal rispetto delle leggi».