L'ERUZIONE
Etna senza sosta, esplosioni e colate a bassa quota: aeroporto di Catania di nuovo a rischio
Ripresa della vigorosa attività stromboliana alla Voragine e nubi di cenere dirette a sud-est spingono i vulcanologi a monitorare costantemente lo spazio aereo. La faglia della Pernicana sta scivolando verso il mare
L’Etna è tornato a manifestare con forza la propria energia, combinando segnali eruttivi e sismici di particolare rilievo. Dalla fine di luglio, il più alto vulcano attivo d’Europa presenta una fase complessa, articolata su due direttrici simultanee: da un lato, violente esplosioni, in alcuni casi di tipo parossistico, al cratere della Voragine, a circa 3400 metri di quota; dall’altro, aperture laterali a quote nettamente inferiori, fino a 2000-1900 metri. Questo assetto sta innescando vistose deformazioni dell’edificio vulcanico, soprattutto sul versante nord-orientale.
Nella giornata di ieri la terra ha tremato con decisione. I vulcanologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia definiscono il sisma come la “risposta fragile” del vulcano alle imponenti deformazioni generate dall’intrusione laterale del magma. A rompersi è stata la faglia della Pernicana, che delimita a nord il grande blocco roccioso in deformazione e in lento scivolamento verso il mare. Gli esperti precisano che il terremoto è solo un tassello di un quadro geologico più ampio e in piena evoluzione.
I sopralluoghi dell’INGV-Osservatorio Etneo descrivono una situazione estremamente dinamica. L’effusione prosegue senza sosta dalle bocche a 2750 e 1990 metri sul livello del mare. Da queste fratture scaturiscono colate che si incanalano lungo i fianchi del vulcano: il fronte più avanzato ha già toccato i 1395 metri di quota, tra la Rocca delle Palombe e la Rocca Musarra. In cima, l’attività resta incandescente. Oggi, tra le 07:40 e le 10:40, il Cratere di Nord-Est è stato interessato da una sequenza di esplosioni brevi ma intense, con una colonna di cenere trasportata dai venti verso sud-est.
Nel pomeriggio, alle 16:22, si è registrata la ripresa dell’attività stromboliana alla Voragine, seguita alle 16:45 da un ulteriore e marcato aumento delle emissioni di cenere dal Cratere di Nord-Est. La persistente ricaduta di materiale piroclastico potrebbe mettere nuovamente in difficoltà l’aeroporto di Catania, qualora i venti convogliassero le nubi di cenere sulle traiettorie di decollo e atterraggio.

Il monitoraggio strumentale indica un deciso incremento dell’energia interna del sistema. Dalla tarda serata di ieri, l’ampiezza media del tremore vulcanico, dopo ampie oscillazioni su valori medio-bassi, ha subito una netta impennata: intorno alle 16:00 di oggi ha superato la soglia dei livelli medi, stabilizzandosi su valori decisamente alti. Le sorgenti del tremore risultano localizzate tra 2800 e 3000 metri, nel settore compreso tra il Cratere di Nord-Est e la Voragine. In parallelo, anche l’attività infrasonica ha mostrato variazioni significative. A partire dalle 05:30, al Cratere di Nord-Est si sono registrati episodi sporadici di bassa-media energia; la forza degli impulsi è poi cresciuta dalle 08:00, toccando picchi elevati attorno alle 10:00. Nel pomeriggio, dalle 16:00, i sensori hanno rilevato un incremento esponenziale del numero di eventi infrasonici localizzati alla Voragine, con ampiezze inizialmente modeste ma in progressivo aumento.
Le reti dedicate alle deformazioni del suolo confermano lo stato di tensione dell’edificio vulcanico: dalle 16:37 la rete tilt ha evidenziato lievi variazioni ad alta frequenza sui sensori del versante settentrionale. Il vulcano continua a deformarsi e a spingere magma verso l’esterno, mantenendo scienziati e protezione civile in una condizione di vigilanza costante e al massimo livello di attenzione.