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Cronaca

I soldi di Casuzze, il motoscafo che rivela la rete criminale

Ancora un altro capitolo dell'inchiesta scritta dal giornalista Giuseppe Bascietto che fa luce su inquietanti scenari

17 Agosto 2026, 01:16

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I soldi di Casuzze, il motoscafo che rivela la rete criminale

Nell’inchiesta giornalistica curata da Giuseppe Bascietto, il viaggio del motoscafo maltese approdato davanti a Casuzze non è soltanto un episodio isolato, ma il punto di partenza per ricostruire una rete criminale complessa, fatta di passaggi, territori e relazioni che si intrecciano lungo tutto il Sud Est siciliano. Il lavoro del giornalista mette in luce come dietro un’imbarcazione carica di denaro – circa settecentomila euro – si nasconda una catena di operazioni che precedono e seguono l’arrivo del mezzo: accordi sul prezzo e sulla quantità di cocaina, definizione del punto di incontro, disponibilità del carico, organizzazione del trasferimento e predisposizione di uomini pronti a muoversi rapidamente tra mare e terra.

Bascietto evidenzia come la scena di Casuzze, apparentemente semplice, sia in realtà il risultato di una cooperazione tra soggetti diversi, capaci di mettere insieme competenze e territori senza appartenere a un’unica struttura. Le fonti dell’inchiesta delineano un modello nel quale reti criminali albanesi e gruppi mafiosi siciliani non si fondono, ma collaborano per convenienza: gli uni garantiscono accesso ai carichi e collegamenti internazionali, gli altri offrono conoscenza del territorio, distribuzione, riscossione e capacità intimidatoria.

Il percorso ricostruito dal giornalista segue una direttrice che parte dalla costa ragusana e si estende verso Santa Croce, Comiso e Vittoria, per poi proseguire oltre i confini provinciali, attraversando Pachino, Rosolini, Noto e Avola fino a Siracusa e Catania. Non una rotta unica, ma un corridoio relazionale lungo il quale uomini e merci si muovono grazie a rapporti fluidi, adattabili, capaci di modificarsi in base alle esigenze del momento. In questo sistema, ciò che per lo Stato è un confine amministrativo non rappresenta un ostacolo: la droga avanza attraverso consegne successive, passando di mano in mano, senza che un’unica organizzazione controlli l’intero percorso.

Il lavoro di Bascietto mette in rilievo anche i nomi che ricorrono nelle fonti dell’inchiesta – figure come “u Puorcu”, i Matriali, Luzim Ndreu, Denny Lalollari – non per suggerire l’esistenza di una struttura unitaria, ma per mostrare come funzioni diverse possano integrarsi in un consorzio criminale nel quale ciascuno controlla un segmento e lo consegna a chi gestisce quello successivo. Una rete che si rafforza proprio grazie alla frammentazione: il carico può essere diviso, i luoghi cambiati, gli uomini sostituiti, senza che il sistema complessivo ne risulti compromesso.

Ma l’inchiesta di Bascietto arriva anche al punto in cui questo equilibrio si incrina. Quando uno dei segmenti diventa troppo visibile, quando una persona espone con i propri movimenti e le proprie relazioni l’intera rete, la compartimentazione perde efficacia. È ciò che accade nel caso di Denny Lalollari, la cui figura emerge come snodo capace di rendere riconoscibili i collegamenti che la rete avrebbe dovuto mantenere invisibili. Il motoscafo di Casuzze, fermato da un guasto e costretto ad avvicinarsi alla riva sotto gli occhi dei bagnanti, diventa metafora di questo meccanismo: ciò che doveva restare nascosto si espone, e l’intera architettura criminale rischia di essere illuminata.

Il capitolo ricostruito da Bascietto mostra dunque come la geografia del Sud Est siciliano non sia soltanto una mappa, ma la rappresentazione di un sistema relazionale che permette alla cocaina di viaggiare attraverso territori e mani diverse, fino a quando un singolo elemento non rompe l’invisibilità e costringe la rete a rivelarsi.