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siracusa

La morte dell'operaio di Gela Giuseppe Biundo, tre indagati in vista dell'autopsia

Un atto dovuto in vista dell’autopsia sul cadavere dell’operaio di Gela precipitato dall’autocisterna di un’azienda

17 Agosto 2026, 12:14

12:20

La morte dell'operaio di Gela Giuseppe Biundo, tre indagati in vista dell'autopsia

Sono tre le persone iscritte al registro degli indagati per la morte di Giuseppe Biundo, l'autotrasportatore 53enne di Gela, precipitato venerdì scorso dall'autocisterna all’interno di un’azienda impegnata nello smaltimento dei reflui. Per la Procura di Siracusa si tratta di un atto dovuto, in vista dell'esecuzione dell'autopsia sul cadavere della vittima, all'obitorio dell'ospedale di Lentini, alla quale potranno partecipare i periti di parte.

Sul secondo episodio di morte bianca sul territorio aretuseo e sulla sicurezza sul lavoro, intervengono le organizzazioni sindacali. Per la Cgil, «non si può morire lavorando. Servono controlli, prevenzione e responsabilità lungo tutta la filiera degli appalti».

I numeri raccontano una situazione di emergenza che non può essere derubricata a fatalità. In Sicilia, al 31 maggio, risultavano 29 denunce di infortunio con esito mortale, rispetto alle 22 registrate alla fine di aprile. Solo nel mese di maggio sono quindi entrati nelle statistiche 7 nuovi casi mortali.

Secondo l’elaborazione dell’Osservatorio Vega sui dati Inail, nei primi cinque mesi del 2026 i decessi in occasione di lavoro in Sicilia, hanno raggiunto l’indice di incidenza di 17,5 morti ogni milione di occupati, dato significativamente superiore alla media nazionale di 11,2.

Numeri che assumono un peso ancora maggiore in un territorio come quello siracusano, caratterizzato da raffinerie, petrolchimico, metalmeccanica, manutenzioni, logistica, trasporto e da una presenza massiccia di imprese appaltatrici e subappaltatrici. «Questa ennesima tragedia – è spiegato nella nota della Cgil - al di là delle responsabilità che saranno accertate dalla magistratura, impone di verificare con rigore come era stato organizzato il lavoro, quali procedure erano state adottate, se i rischi erano stati correttamente valutati e se tutte le misure di prevenzione erano state effettivamente applicate».

Di sicurezza parla anche la Uil: «Non possiamo più accettare – afferma Ninetta Siragusa, segretaria provinciale del sindacato - che la sicurezza sul lavoro sia considerata un costo o un accessorio. La cultura della sicurezza nel nostro Paese è ancora tragicamente carente. Troppe volte, il lavoratore è costretto a scegliere tra la propria incolumità e la conservazione del posto di lavoro, in un contesto dominato dalla precarietà e dalla scarsità di occupazione. Questo ricatto silenzioso, che costringe chi lavora a ignorare i rischi pur di garantire il pane quotidiano, è inaccettabile». La Uil esige un cambio di passo radicale con controlli e ispezioni, formazione del personale, intervento normativo.