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Sanità

Estate bollente, sanità siracusana al collasso: Pronto soccorso e territori in emergenza

Sorbello (Osservatorio Civico): assistenza territoriale in crisi e mobilità passiva oltre i 100 milioni di euro

17 Agosto 2026, 13:07

13:10

Tutti i buchi della sanità siracusana: «Case di comunità vuote, ambulanze insufficienti, mobilità passiva»

La sanità siracusana sta mostrando, in questa estate bollente, tutta la sua inadeguatezza. Numerosi i recenti episodi che hanno evidenziato carenze soprattutto al Pronto soccorso dell’Umberto I.

Il presidente del Comitato Consultivo Aziendale Asp, Salvo Sorbello, insieme alla vice Cetty Moscatt, si è recato al Pronto soccorso dopo la battaglia condotta per ripristinare l’aria condizionata e afferma di aver «trovato personale sanitario molto attivo ma anche tantissimi anziani».

«Non sono un medico ma so che per una persona di età avanzata o con disabilità mentale, trovarsi in ospedale provoca problemi che si aggiungono a quelli dovuti alla malattia acuta. Si pensi - sottolinea Sorbello - a cosa comporta trovarsi all’improvviso da soli, in un ambiente estraneo, immobilizzati a letto, con problemi per dormire, per i dolori, talora privi anche degli occhiali o degli apparecchi acustici. Quanto tempo ci vorrà dopo le dimissioni perché possano recuperare un minimo di autonomia?».

Sorbello, che guida anche l’Osservatorio Civico, allarga il discorso alla medicina territoriale. «In provincia esistono sulla carta dodici case e quattro ospedali di comunità. Sono costati svariati milioni di euro, devono assicurare prossimità, continuità assistenziale e presa in carico, contribuendo anche a ridurre gli accessi impropri alle strutture ospedaliere ma, diciamocelo chiaramente, sono ben lontani dal funzionare come dovrebbero. Occorre pure che si attivino i Punti Unici di Accesso per i cittadini e che siano insediati i Comitati di Partecipazione. Non voglio parlare del nuovo ospedale, so che ci vorranno ancora molti anni per averlo funzionante. Nell’attesa non si può però assistere ad un progressivo degrado, comprovato da numeri indiscutibili: è accettabile che se nasci a Siracusa camperai quasi quattro anni in meno rispetto a Roma e Milano e almeno due rispetto alla media nazionale? Siamo sempre relegati in fondo alla classifica italiana per aspettativa di vita alla nascita. L’inadeguatezza della nostra sanità, penalizzata da una programmazione cataniacentrica, è evidenziata da altri dati inconfutabili, come quelli della mobilità passiva, costituita dalle prestazioni rese ad assistiti dell’Asp in strutture sanitarie di altra provincia, che aumenta costantemente e ha ormai superato i 100 milioni all’anno: più di 40 milioni a Catania, 7 milioni a Ragusa. Somme ingenti sottratte alla nostra sanità. Non servono proclami anche sulle lunghe liste d’attesa ma un’attenzione costante, come quella che stanno positivamente dimostrando alcuni sindacati e che speriamo confermino gli attuali dirigenti dell’Asp. Trovo peraltro emblematico che sia stato un centro commerciale a mettere a disposizione un rifugio climatico per offrire un ristoro contro le alte temperature di questa estate.

L’assistenza territoriale va riorganizzata, suggerisce Sorbello, e deve funzionare bene, non come le attuali guardie mediche che interrompono il servizio con semplici avvisi affissi al portone o quelle turistiche, che, con l’eccezione di Brucoli, sono rimaste solo sulla carta, creando gravissimi problemi per zone che d’estate vedono moltiplicare le persone che le frequentano, come Marzamemi.

«Il numero delle ambulanze con un medico a bordo si conferma assolutamente insufficiente. Svariati i casi recenti in cui le ambulanze avrebbero compiuto tragitti impensabili, da Sortino fino alle campagne pachinesi o da Rosolini per soccorrere una persona ad Ognina. Anche da profano so che la prima ora dopo un incidente grave o un infarto è decisiva e cure mediche immediate ed adeguate riducono molto il rischio di morte o di disabilità permanenti. Non dimentichiamo che in provincia solo il 71% della popolazione può raggiungere in auto un ospedale entro 15 minuti, rispetto al 90% di Catania e Trapani e ad una media europea dell’84%. Mi chiedo anche cosa si aspetti a ripristinare l’attività del Punto di Primo Intervento, una fondamentale struttura territoriale di supporto al Pronto Soccorso dedicata alla gestione di codici minori e urgenze a bassa complessità».