Il caso
Inda, Pitteri si dimette dopo lo scontro con i vertici della Fondazione
Il sovrintendente fa scrivere al suo avvocato. Lascia in polemica sugli indirizzi artistici e sul quadro statutario
Terremoto ai vertici dell’Inda. Daniele Pitteri ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di sovrintendente, interrompendo il percorso iniziato nel marzo dello scorso anno. La comunicazione è arrivata via mail, attraverso il suo legale, e segna una rottura che, secondo quanto si apprende, sarebbe maturata dopo un confronto sempre più difficile con la governance della Fondazione.
Le divergenze, in particolare, riguarderebbero la consigliera delegata Marina Valensise e alcune scelte relative alle stagioni in programmazione. Posizioni differenti sugli indirizzi artistici e organizzativi avrebbero finito per rendere sempre più difficile trovare una sintesi. Nessun punto di incontro, dunque, ma neppure, evidentemente, un terreno sul quale cedere. Una frattura che arriva proprio mentre l’Inda si prepara a una nuova fase, con un Cda appena rinnovato.
La vicenda riporta alla memoria quanto accaduto con Valeria Told, che nel febbraio 2024 lasciò l’incarico di sovrintendente prima della scadenza del mandato. Fu allora Marina Valensise ad assumere la reggenza ad interim, mantenendola fino alla nomina di Pitteri. Ora, dopo le nuove dimissioni, la reggenza dovrebbe tornare nuovamente a lei.
A pesare sugli equilibri della Fondazione è anche la particolare architettura dei suoi vertici. Il sovrintendente è la figura alla quale lo statuto affida la direzione dell’attività teatrale e artistica e che deve possedere una riconosciuta esperienza nello spettacolo dal vivo. La consigliera delegata svolge invece un ruolo di governance. Due funzioni che dovrebbero integrarsi, ma che possono diventare terreno di confronto quando le rispettive visioni non coincidono.
Non è la prima volta che il tema emerge. Nel 2023 il CdA tentò di trasferire alcune competenze del sovrintendente alla consigliera delegata, ma l’intervento del ministero della Cultura ricondusse le attribuzioni nell’alveo previsto dallo statuto.