Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
17 agosto 2026 - Aggiornato alle 21:31
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

fascicolo aperto

I centoventi secondi per il colpo, le quattro tavole di Antonello da Messina e le serrate indagini

Si ipotizzano un furto pianificato, possibili complicità interne e lacune nella vigilanza durante la Vara

17 Agosto 2026, 19:41

Perché nessuna galleria comprerà mai il Polittico di Antonello da Messina e perché i capolavori rubati sono invendibili

Poco più di centoventi secondi per entrare, individuare i bersagli e portar via quattro tavole di inestimabile valore firmate Antonello da Messina. È il tempo che, secondo la ricostruzione al vaglio degli inquirenti, sarebbe bastato ai ladri per compiere uno dei furti più eclatanti mai registrati in un museo siciliano. La lente della polizia e dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale è ora puntata sulle modalità dell’azione e su eventuali vulnerabilità nei sistemi del Museo regionale Accascina di Messina, attualmente chiuso al pubblico.

Il bottino comprende tre delle cinque tavole del celebre Polittico di San Gregorio e una rarissima bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, quest’ultima prelevata da una teca blindata. Un patrimonio difficilmente smaltibile sul mercato legale. Da qui uno dei nodi centrali dell’indagine: si è trattato di un furto su commissione o di un’operazione con una destinazione già prestabilita? La Procura di Messina, guidata da Antonio D’Amato, ha aperto un fascicolo per furto pluriaggravato di opere d’arte, al momento a carico di ignoti.

Gli investigatori cercano anche un possibile basista, qualcuno che possa aver fornito indicazioni interne su sorveglianza, percorsi e abitudini del personale. Sono stati ascoltati i custodi in servizio nel turno 19.30-7.30. Gli inquirenti stanno ricostruendo ogni passaggio della serata e approfondiscono la circostanza, ancora da verificare, del presunto disinserimento dell’allarme dopo il colpo: un dettaglio potenzialmente decisivo per capire come i ladri siano riusciti ad agire senza essere intercettati.

La direzione del museo riferisce che “i sistemi di sicurezza, allarme e videosorveglianza erano perfettamente funzionanti”. Resta quindi da chiarire perché chi monitorava le telecamere non abbia rilevato l’intrusione. A Messina circola anche l’indiscrezione secondo cui, durante la serata, alcuni custodi avrebbero seguito in televisione la processione della Vara anziché concentrarsi sui monitor: un elemento da accertare e che, al momento, non risulta comprovato.

La concomitanza con la Vara del 15 agosto, tradizionale carro votivo dedicato alla Madonna Assunta che richiama migliaia di persone, è considerata tutt’altro che marginale: una città raccolta attorno alla processione e una larga quota di forze dell’ordine impegnata lungo il percorso avrebbero potuto offrire ai malviventi il contesto ideale per muoversi coperti dalla folla.

Le verifiche passano al setaccio le telecamere interne ed esterne e quelle lungo le vie d’accesso al museo, incluse le registrazioni dei giorni precedenti, per individuare eventuali sopralluoghi o presenze sospette. In parallelo, si analizzano le celle telefoniche alla ricerca di apparecchi anomali in zona nelle ore del furto o nei giorni immediatamente antecedenti.

La ricostruzione al momento ipotizza l’impiego di almeno quattro persone: due avrebbero operato all’interno, due sarebbero rimaste all’esterno. Tutti indossavano casco integrale da motociclista e magliette nere, segno di un’azione pianificata nei dettagli.

Un dato singolare riguarda due tavole del Polittico inizialmente asportate e poi abbandonate su un muretto. A rinvenirle è stata una famiglia che ha chiamato il 112 intorno alle 21. Solo dopo quella segnalazione, secondo quanto emerge, sarebbe scattato l’allarme del museo, nonostante la presenza dei custodi all’interno.

Non si esclude che la banda provenga da fuori città, dalla Sicilia o perfino dall’estero, e che si tratti di criminali specializzati nei furti d’arte. La natura del bottino e le difficoltà di una vendita “rapida” rendono poco credibile l’ipotesi di un colpo improvvisato per guadagno immediato.

Intanto, sul lungomare del Ringo, una cinquantina di cittadini si sono radunati per esprimere preoccupazione di fronte alla sottrazione di un bene identitario per la comunità. A farsi portavoce è stato il fumettista messinese Lelio Bonaccorso, che ha sollecitato piena trasparenza non solo sulle dinamiche del furto, ma anche sulla tenuta dei sistemi di sicurezza e sulla preparazione del personale addetto alla vigilanza.

Sulla vicenda è intervenuto anche Francesco Finocchiaro, coordinatore regionale di Archeoclub d’Italia Sicilia, denunciando criticità strutturali nel comparto dei beni culturali dell’Isola: pensionamenti non rimpiazzati, carenze d’organico, turnazioni complesse e sedi sottodimensionate. Una condizione che rischia di trasformare la tutela del patrimonio in una “resistenza quotidiana”.

La prioritá investigativa è ora una: ricostruire quei due minuti e comprendere come quattro capolavori di Antonello da Messina siano potuti uscire dal museo senza interventi tempestivi. Dalle immagini alle celle telefoniche, fino alle testimonianze dei custodi, la Procura cerca la chiave per dare un nome agli autori e stabilire se dietro il colpo vi sia una rete specializzata o un furto su commissione con un approdo già definito.