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Attualità

Giarratana, la testimonianza: "Ho rischiato grosso a causa di un cinghiale"

"La protezione degli animali sta sfuggendo di mano, a discapito della tutela degli esseri umani"

17 Agosto 2026, 20:57

21:00

Giarratana, la testimonianza: "Ho rischiato grosso a causa di un cinghiale"

La voce di un cittadino di Giarratana riporta al centro del dibattito un tema che, negli ultimi mesi, sta diventando sempre più urgente: la presenza dei cinghiali lungo le strade provinciali e il rischio crescente per chi le percorre ogni giorno. La sua testimonianza è quella di un padre, unico percettore di reddito in famiglia, che il 20 luglio ha vissuto un episodio che definisce senza esitazioni “un miracolo”. Mentre si recava al lavoro lungo la Sp65, nel tratto tra Giarratana e Ragusa, un cinghiale di circa duecento chili è balzato sulla sua auto, facendola capovolgere. L’uomo è uscito vivo dall’abitacolo, senza lesioni gravi, ma con un danno economico immediato: l’auto distrutta e la necessità di acquistarne un’altra.

Neanche una settimana dopo, sempre sulla stessa strada, la scena si è ripetuta. Questa volta a bordo c’erano la moglie e i figli piccoli. Anche in quel caso, per fortuna, nessuno si è ferito seriamente. Due episodi ravvicinati che hanno trasformato una preoccupazione diffusa in una domanda diretta e drammatica: “Dobbiamo davvero aspettare che ci scappi il morto?

La riflessione del cittadino non è una richiesta di sterminio, ma di contenimento. Ricorda che i cinghiali si riproducono due volte l’anno e in gruppi numerosi, e sostiene che la caccia, se regolata, sia l’unico strumento realmente praticabile per gestire un fenomeno che sta diventando ingestibile. Una posizione che intercetta il malessere di molti residenti delle aree interne, sempre più esposti a incidenti e danni materiali.

Il cittadino solleva anche un tema di coerenza amministrativa: “Se non si riescono a riparare nemmeno le buche sulle strade, come si può pensare di proporre la recinzione dei cigli stradali con reti elettriche?” Una domanda che mette in luce la distanza tra soluzioni teoriche e capacità operative. Da qui nasce un ulteriore interrogativo, rivolto al mondo venatorio: che senso ha per i cacciatori continuare a pagare porto d’armi e licenza se poi, di fatto, non possono contribuire al contenimento di una specie che sta creando pericoli quotidiani?

La conclusione è amara: “Questa attenzione e protezione verso gli animali sta sfuggendo di mano, a discapito della tutela di noi esseri umani.” Una frase che sintetizza la percezione di chi vive nelle zone più colpite, dove la convivenza con la fauna selvatica non è un tema astratto, ma una questione di sicurezza pubblica.