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le indagini

Svolta nel furto delle opere di Antonello da Messina: trovato il furgone della fuga

Prime tracce per ricostruire il colpo al Polittico di San Gregorio e individuare il presunto basista

17 Agosto 2026, 21:12

21:28

Dopo il furto delle opere d'arte di Antonello da Messina i primi interrogatori, le telecamere del museo hanno immortalato i ladri

C'è una prima svolta nell'indagine sul clamoroso furto delle quattro opere di Antonello da Messina, portate via la sera di Ferragosto dal Museo regionale Accascina di Messina. Gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal procuratore Antonio D'Amato, hanno ritrovato e sequestrato il furgone che la banda avrebbe utilizzato per allontanarsi dopo il colpo. Il mezzo, che con ogni probabilità sarebbe stato rubato, è stato individuato in una zona isolata e priva di telecamere.

Il ritrovamento potrebbe rappresentare un passaggio importante per ricostruire la fuga e soprattutto per risalire alla rete che avrebbe organizzato il furto. Il furgone è stato infatti trasferito alla Polizia scientifica, che dovrà effettuare tutti gli accertamenti necessari alla ricerca di eventuali tracce lasciate dai responsabili.

Secondo la ricostruzione riportata da la Repubblica, gli investigatori della Squadra Mobile guidata da Simone Scalzo sarebbero riusciti a seguire il percorso del mezzo grazie alle telecamere di videosorveglianza che lo avevano ripreso mentre si allontanava lungo il tragitto da viale Annunziata. A un certo punto, però, le immagini hanno smesso di fornire elementi utili: il veicolo è sparito dagli "occhi elettronici". Proprio in quella zona si sono concentrate le ricerche che hanno portato al ritrovamento.

L'ipotesi investigativa è che la banda abbia effettuato un cambio d'auto. Le tre tavole del Polittico di San Gregorio e la preziosa tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà potrebbero essere state trasferite su un secondo veicolo, definito dagli investigatori "pulito", in modo da proseguire la fuga senza lasciare ulteriori tracce lungo il percorso controllato dalle telecamere.

Intanto, gli inquirenti continuano a lavorare anche sulla possibile presenza di un basista, una persona che avrebbe fornito informazioni e agevolato l'azione dei ladri. L'ipotesi è che il colpo non sia stato improvvisato, ma preparato sfruttando una conoscenza precisa della struttura, dei sistemi di sicurezza e dei momenti di maggiore confusione in città.

A fornire ulteriori elementi sono le immagini registrate all'interno del museo. I filmati avrebbero immortalato le diverse fasi dell'azione. Due uomini, entrambi con caschi integrali neri, magliette a maniche corte, pantaloni lunghi e scarpe scure, sarebbero entrati da una porta laterale e avrebbero raggiunto direttamente la sala dove erano esposte le opere.

Qui avrebbero staccato dalla parete le cinque tavole del Polittico di San Gregorio. Successivamente avrebbero forzato la teca blindata che custodiva la tavoletta bifronte raffigurante la Madonna e il Cristo in pietà. Quindi sarebbero usciti utilizzando nuovamente la stessa porta laterale.

La ricostruzione porta a ipotizzare una banda composta da almeno quattro persone: due impegnate materialmente all'interno del museo e altre due in attesa all'esterno, pronte a garantire la fuga. Una divisione dei compiti che rafforzerebbe l'ipotesi di un'azione studiata nei dettagli.

Anche la scelta della sera di Ferragosto potrebbe non essere stata casuale. I ladri avrebbero approfittato della processione della Vara, il tradizionale carro votivo dedicato alla Madonna dell'Assunta, che ogni anno richiama migliaia di persone per le strade di Messina e concentra un imponente dispositivo delle forze dell'ordine lungo il percorso.

Ora gli investigatori dovranno analizzare il furgone recuperato, alla ricerca di impronte, materiale biologico o altri elementi che possano collegarlo direttamente al furto. Al tempo stesso prosegue la caccia al presunto basista e a chi potrebbe aver fornito alla banda le informazioni necessarie per mettere a segno un colpo tanto rapido quanto complesso.

Il recupero del mezzo rappresenta dunque la prima concreta traccia lasciata dagli autori della razzia. La speranza degli investigatori è che proprio da quel furgone possa arrivare la svolta decisiva per ricostruire la fuga e dare un'identità ai responsabili della sparizione dei capolavori di Antonello.