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giudiziaria

La difesa di Graviano riapre il caso: chiede di essere sentito sui presunti legami con Berlusconi e Dell'Utri

Si riapre il capitolo sui presunti rapporti tra il boss di Brancaccio che vuole raccontare i suoi rapporti con gli esponenti di Forza Italia

18 Agosto 2026, 12:09

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La difesa di Graviano riapre il caso: presunti legami con Berlusconi e Dell'Utri tornano al centro

Una nuova iniziativa della difesa di Giuseppe Graviano riporta al centro dell'attenzione i rapporti tra il boss di Brancaccio, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. L'avvocato Antonio Sanvito ha scritto al gip del Tribunale di Caltanissetta Santi Bologna, chiedendo che venga valutata la possibilità di ascoltare Graviano nell'ambito del procedimento sulle stragi del 1992. Una richiesta - così come riporta Il fatto quotidiano - che riapre un capitolo investigativo delicatissimo, quello dei presunti rapporti tra Cosa nostra e ambienti imprenditoriali e politici esterni all'organizzazione mafiosa.

La lettera arriva mentre davanti al gip Bologna è ancora all'attenzione la posizione di Marcello Dell'Utri. La Procura di Caltanissetta ha chiesto l'archiviazione dell'ex senatore nell'inchiesta sul presunto concorso nelle stragi di Capaci e via D'Amelio. Nello stesso procedimento era stato inizialmente indagato anche Silvio Berlusconi, la cui posizione è stata archiviata dopo la morte, avvenuta nel giugno 2023.

È proprio su questo terreno che assumono particolare rilievo le parole attribuite a Graviano nel corso degli anni. Il boss di Brancaccio ha più volte fatto riferimento a presunti rapporti con l'ex presidente del Consiglio e con Dell'Utri, fornendo nel tempo versioni e dichiarazioni che gli investigatori e i giudici hanno dovuto sottoporre a verifica. In passato Graviano aveva sostenuto di avere conosciuto Berlusconi e aveva parlato di rapporti economici della propria famiglia con l'imprenditore milanese, arrivando a evocare investimenti nel settore immobiliare e televisivo. Le sue affermazioni, tuttavia, sono state oggetto di contestazioni e non possono essere considerate, da sole, come prova di responsabilità penali.

Il nome di Marcello Dell'Utri torna invece sullo sfondo dell'attuale procedimento anche attraverso le richieste della parte che si è opposta all'archiviazione. L'avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, ha sostenuto la necessità di approfondire proprio gli eventuali rapporti tra Dell'Utri e Giuseppe Graviano, contestando alla Procura una ricostruzione investigativa ritenuta lacunosa.

La questione si intreccia con uno dei filoni più controversi delle indagini sulle stragi mafiose del 1992. Al centro dell'inchiesta oggi c'è anche la mancata messa in onda di un'intervista rilasciata da Paolo Borsellino a una televisione francese poco prima della strage di Capaci. Secondo la Procura, non sarebbero emersi elementi sufficienti per sostenere che quell'intervista fosse conosciuta da Cosa nostra, da Dell'Utri o da Berlusconi e che potesse avere avuto un ruolo nell'accelerazione della strage di via D'Amelio.

La difesa di Graviano sembra ora voler riportare il diretto interessato al centro del procedimento. Una scelta che assume un peso particolare alla luce delle precedenti dichiarazioni del boss e delle sue intenzioni, già manifestate nei mesi scorsi, di tornare a parlare in sede giudiziaria. Nel maggio 2026 il suo legale aveva annunciato che Graviano era pronto a rendere dichiarazioni spontanee nel processo d'appello bis sulla cosiddetta 'Ndrangheta stragista.

Resta dunque da capire che cosa Graviano intenda raccontare al gip Bologna e, soprattutto, quali elementi concreti sia in grado di fornire. È questo il punto decisivo della nuova iniziativa della difesa: distinguere ciò che il boss ha già sostenuto in passato da eventuali nuovi fatti, circostanze, documenti o indicazioni suscettibili di verifica.

Il quadro giudiziario resta quindi aperto. Da una parte c'è la richiesta della Procura di archiviare l'indagine nei confronti di Dell'Utri; dall'altra l'opposizione di chi ritiene che alcuni rapporti, in particolare quelli con Graviano, meritino ulteriori approfondimenti.

La lettera dell'avvocato Sanvito rimette così sul tavolo una domanda che attraversa da decenni le indagini sulle stragi: quale fosse realmente il livello dei rapporti tra i vertici di Cosa nostra e gli ambienti economici e politici che gravitavano attorno a Berlusconi e Dell'Utri. Una domanda alla quale, sul piano giudiziario, potranno rispondere soltanto gli elementi acquisiti agli atti e le eventuali verifiche disposte dall'autorità giudiziaria.