Il caso
Castello Ursino, ripristinata l'illuminazione dopo il furto di rame. L'annuncio (con polemica) del sindaco di Catania
Nelle scorse ore era stata individuata e arrestata dai carabinieri la persona responsabile che aveva con se 40 kg di cavi. Il primo cittadino Trantino: «Qualcuno ha commentato che non avevamo pagato la luce, ma la cosa non mi tocca»
Dopi il furto di rame al Castello Ursino, è tutto risolto in piazza Federico di Svevia: nel museo civico, all'interno del maniero medievale che ne è il simbolo, è tornata l'anergia elettrica. Ad annunciarlo il sindaco Enrico Trantino: «Abbiamo ripristinato l’illuminazione a Castello Ursino, dopo il furto del quadro elettrico e dei cavi di rame. Alcune delle cose sottratte non hanno nessun valore, e si è subito capito che si è trattato di atto ostile, magari compiuto da chi lucrava dalla condizione della piazza prima che fosse pedonalizzata. Oggi è stata data notizia dell’arresto da parte dei carabinieri (che ringrazio) di uno degli autori, residente a pochi metri dalla zona».
Il responsabile del furto è stato colto in flagranza dai carabinieri: un 44enne residente a Catania, sorpreso all’interno dell’area del Castello Ursino mentre tentava di allontanarsi con un ingente quantitativo di cavi elettrici in rame, circa 40 kg, dopo essersi introdotto nella storica struttura cittadina.
Ma sull'episodio c'è anche uno strascico polemico, perché per oltre 24 ore non solo il castello, ma anche l'intera piazza era rimasta al buio a causa del furto. Così prosegue Trantino: «Nei giorni scorsi, qualcuno ha ironizzato sulle colpe del Comune per quanto accaduto, dicendo che la piazza era al buio perché il sindaco non aveva pagato la luce, pur sapendo quel che era accaduto. Non mi scuote, se non fosse per il timore che chi compie quelle azioni delinquenziali, potrebbe convincersi di essere utile ai detrattori dell’amministrazione. Con quel che ne deriva. Catania Today ha dato notizia del furto. Un commento mi ha colpito. Sappia questo tizio che non mi impressiona; né lui né le sue minacce».

