Tragedia in Friuli
Pordenone, detenuto di 19 anni muore intossicato dopo un incendio in cella
Il giovane avrebbe dato fuoco al materasso nel carcere del Castello. Due detenuti sono stati portati in ospedale per una lieve intossicazione
Tragedia nel carcere del Castello di Pordenone, dove un detenuto egiziano di 19 anni è morto dopo aver appiccato un incendio all’interno della propria cella. Il giovane sarebbe deceduto a causa delle esalazioni di fumo e monossido di carbonio inalate durante l’incendio.
L’episodio si è verificato nella serata di lunedì 17 agosto 2026. Secondo le prime ricostruzioni, il detenuto avrebbe dato fuoco al materasso della cella e si sarebbe barricato nel bagno, minacciando gli agenti della Polizia penitenziaria con una lama rudimentale e una bomboletta di gas.
A riferire la dinamica è stato il Sappe, il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria, che ha espresso cordoglio per la morte del giovane. Gli agenti sarebbero riusciti a entrare nella cella e a mettere in salvo gli altri tre detenuti presenti, mentre il 19enne rimaneva chiuso nel bagno.
Nonostante l’intervento del personale sanitario, per il giovane non c’è stato nulla da fare. Sarebbe morto a causa delle esalazioni di monossido e dei fumi sprigionati dal materiale incendiato. Altri due reclusi hanno accusato una lieve intossicazione: sono stati trasferiti al pronto soccorso per accertamenti e, successivamente, riaccompagnati in carcere. Al momento, altri due detenuti risultano comunque sottoposti a osservazione.
Il giovane era detenuto dal 30 luglio
Il 19enne era stato arrestato il 30 luglio 2026, dopo essere stato coinvolto in una violenta rissa avvenuta tra largo San Giorgio e l’autostazione di Pordenone, alla quale avrebbero preso parte circa quindici persone straniere.
Le forze dell’ordine erano intervenute per riportare la situazione sotto controllo. Il giovane, già noto alle autorità e destinatario di un foglio di via dal Comune di Pordenone, era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per la violazione del provvedimento. Durante l’identificazione avrebbe reagito con violenza nei confronti dei carabinieri. A suo carico risultavano inoltre alcuni precedenti di lieve entità.
L’allarme sulle condizioni del carcere
Sul caso è intervenuto il Garante dei diritti delle persone per il Friuli Venezia Giulia, Enrico Sbriglia, che ha definito la morte del giovane una tragedia che avrebbe dovuto avere un epilogo diverso in uno Stato di diritto.
Sbriglia ha richiamato l’attenzione anche sul sovraffollamento della struttura: nel carcere del Castello, a fronte di 37 posti disponibili, sarebbero stati presenti 54 detenuti.
Secondo il Garante, i materassi ignifughi presenti nelle celle, se incendiati, non produrrebbero soltanto fiamme, ma anche fumi e vapori altamente tossici. Da qui la richiesta, rivolta al ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, di fornire strumenti adeguati e garantire una formazione specializzata agli agenti, così da consentire loro di affrontare tempestivamente anche emergenze di questo tipo.
Sulla stessa linea il consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia Furio Honsell, esponente di Open, secondo il quale la morte del giovane avrebbe potuto essere evitata.
Le reazioni politiche
Il Partito Democratico ha parlato di «un ennesimo dramma» che riporta in primo piano le criticità del carcere di Pordenone, già segnalate anche durante un sopralluogo effettuato la settimana precedente.
Di tono diverso l’intervento del sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, esponente di Fratelli d’Italia, che ha invitato a lasciare spazio alla «carità cristiana» e a guardare con pietà umana anche alle vicende più complesse.
Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’incendio e verificare eventuali responsabilità e criticità nella gestione dell’emergenza.