La storia
Pietro, 15 anni, e quel lampo di coraggio che vale una vita
Premiato dalla Capitaneria di porto di Gela per il salvataggio di un anziano
Poteva diventare una tragedia ed invece è entrata nella lista delle storie a lieto fine grazie al coraggio di un ragazzino, Il Comandante della Capitaneria di porto di Gela, Capitano di Fregata Daniele Curci, ha accolto oggi Pietro Piccolotto come si accoglie qualcuno che, senza volerlo, è diventato il protagonista di una storia più grande di lui. Pietro ha quindici anni, l’età in cui il coraggio è spesso un istinto, un lampo che precede il pensiero. Ed è stato proprio quel lampo a spingerlo, il 21 luglio, a tuffarsi in acqua quando ha visto un’auto scivolare nel porto con un anziano ancora intrappolato all’interno. L’auto affondava, l’acqua saliva, il tempo si restringeva. Pietro non ha aspettato nessuno: ha raggiunto il veicolo, ha aperto la portiera e ha trascinato fuori l’uomo, portandolo verso la banchina mentre la vettura scompariva sotto la superficie.
Nel racconto che oggi ha condiviso con il Comandante, la scena è tornata viva: il rumore dell’acqua, la paura improvvisa, la decisione presa in un istante. Pietro ha parlato con la voce di chi ha capito solo dopo la portata di ciò che ha fatto, e Curci lo ha ascoltato con l’attenzione che si riserva ai gesti che non si possono archiviare come semplici fatti di cronaca. Perché in quella scelta c’è un senso civico raro, un altruismo che non si insegna, un coraggio che non si misura con l’età.
Il Comandante lo ha voluto riconoscere apertamente, ricordando come un ragazzo di quindici anni abbia saputo incarnare valori che spesso si evocano senza riuscire a vederli concretamente. E alla fine dell’incontro gli ha consegnato il crest della Capitaneria di porto di Gela, un simbolo che non premia solo un gesto, ma il modo in cui quel gesto ha restituito alla comunità un’immagine limpida di responsabilità e solidarietà. Pietro lo ha ricevuto con la stessa emozione con cui aveva affrontato l’acqua quel giorno: senza cercare protagonismo, ma con la consapevolezza che, a volte, scegliere di intervenire significa semplicemente scegliere di essere umani.