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«Riaprite le indagini sulle morti degli operai dell'ex reparto cloro-soda Eni di Gela», l'appello di una famiglia

Lo dicono i familiari di Salvatore Mili, morto 12 anni fa per le conseguenze di un adenocarcinoma del colon e citando la condanna in primo grado per corruzione dell'ex procuratrice Lotti

19 Agosto 2026, 11:32

11:40

gela petrolchimico

"Riteniamo che ci siano tutte le condizioni per riaprire le indagini sulle morti dei lavoratori dell'ex impianto cloro-soda di Gela". Lo dicono i familiari di uno degli operai deceduto, Salvatore Mili, dodici anni fa per le conseguenze di un adenocarcinoma mucinoso del colon.

"La condanna, in primo grado, per corruzione in atti giudiziari, dell'ex procuratore capo di Gela Lucia Lotti, relativa alle indagini sul ciclo industriale, non può essere sottovalutata - dice Orazio Mili figlio di Salvatore Mili - in quell'inchiesta si fa riferimento anche alle indagini che sono state svolte sull'impianto cloro-soda e non solo. Abbiamo sempre avuto il massimo rispetto del lavoro della magistratura e continuiamo ad averlo. Ma questa vicenda va chiarita, riaprendo le indagini. È assurdo che a mio padre non fu neanche riconosciuta la malattia professionale".

Per la morte di Mili, che per oltre vent'anni lavorò nel polo industriale Eni di Gela e nell'impianto cloro-soda - secondo i familiari a stretto contatto con sostanze pericolose a cominciare dall'amianto - si aprì un'indagine che portò tredici ex manager e tecnici Eni davanti al giudice dell'udienza preliminare del tribunale gelese che dispose il "non luogo a procedere", assolvendo tutti gli imputati. La Corte d'appello di Caltanissetta, per ragioni tecniche, dichiarò "inammissibile" l'appello avanzato dalla procura e dalle parti civili.