Curiosità
Muore a 101 anni Francis Clifford Smith, il detenuto più anziano degli Stati Uniti
Condannato per omicidio nel 1950, trascorse oltre settant’anni in carcere e si dichiarò sempre innocente. Nel corso degli anni la sua condanna fu messa in discussione
È morto all’età di 101 anni Francis Clifford Smith, considerato il detenuto più anziano degli Stati Uniti. L’uomo, condannato per omicidio nel 1950, ha trascorso più di settant’anni dietro le sbarre, continuando fino alla fine a proclamarsi innocente.
La notizia è stata riportata dai media americani. Smith sarebbe morto dopo aver ricevuto per otto volte il cosiddetto “ultimo pasto”, in seguito ai rinvii della sua esecuzione. La sua lunga vicenda giudiziaria è diventata uno dei casi più controversi della storia penale statunitense.
La condanna per l’omicio di un guardiano notturno
Smith aveva 25 anni quando fu accusato dell’uccisione di Grover Hart, guardiano notturno di uno yacht club del Connecticut. All’epoca era un giovane con precedenti per reati minori e venne arrestato insieme a un altro uomo, ritenuto coinvolto nell’omicidio.
Il coimputato scelse di patteggiare la pena e testimoniò contro Smith. Sulla base di quella testimonianza, Francis Clifford Smith fu riconosciuto colpevole di omicidio di primo grado e condannato alla pena capitale.
Da allora, Smith ha sempre respinto l’accusa, sostenendo di non aver commesso il delitto.
Testimonianze ritrattate e una confessione
Nel corso dei decenni, diversi elementi alla base della condanna sono stati messi in discussione. Alcuni testimoni hanno infatti ritrattato le dichiarazioni rese durante il processo, mentre un altro detenuto ha confessato l’omicidio di Grover Hart.
Nonostante i dubbi emersi nel tempo, la condanna non è stata annullata. Smith è rimasto in carcere per oltre settant’anni, fatta eccezione per tre brevi periodi di libertà.
La sua storia ha sollevato interrogativi sulla solidità delle prove utilizzate nel processo e sui rischi di errore giudiziario nei procedimenti conclusi con una condanna alla pena di morte.
Otto “ultimi pasti”
Nel corso della sua detenzione, a Smith furono fissate più date per l’esecuzione. Ogni volta il condannato ricevette quello che viene definito “ultimo pasto”, ma l’esecuzione venne successivamente rinviata.
Complessivamente, l’uomo avrebbe ricevuto l’ultimo pasto otto volte, un dettaglio emblematico della lunga attesa vissuta nel braccio della morte e dei numerosi ricorsi presentati nel corso degli anni.
Con la sua morte, Smith lascia il primato di detenuto più anziano degli Stati Uniti, dopo una vita quasi interamente trascorsa in prigione.
L’invecchiamento della popolazione carceraria
La vicenda di Francis Clifford Smith si inserisce in un fenomeno più ampio: l’invecchiamento della popolazione detenuta negli Stati Uniti.
Secondo uno studio pubblicato nel 2025, il numero dei detenuti americani di età pari o superiore a 55 anni è aumentato di quasi il 400% tra il 1991 e il 2021. Anche le proiezioni demografiche indicano una crescita significativa della presenza di persone anziane negli istituti penitenziari.
Lo U.S. Census Bureau prevede infatti che entro il 2030 almeno un terzo della popolazione carceraria statunitense avrà più di 50 anni.
Un’evoluzione che pone nuove questioni alle amministrazioni penitenziarie, dai problemi sanitari e assistenziali alla gestione di detenuti che hanno trascorso gran parte della loro vita in carcere.