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Il caso

Crisi all'Inda, Pitteri minaccia causa: governance e statuto nel mirino

Possibile azione legale: ex sovrintendenti e osservatori puntano il dito sulla governance dell'Inda, chiedendo la modifica dello statuto che concentra poteri e indebolisce l'autonomia

19 Agosto 2026, 15:27

15:30

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Le dimissioni di Daniele Pitteri dall’Inda non sembrano destinate a chiudersi con una semplice presa d’atto. L’ex sovrintendente, secondo quanto si apprende, starebbe valutando un’azione legale nei confronti della Fondazione, aggiungendo un nuovo capitolo a una vicenda che nelle ultime ore ha assunto i contorni di un vero terremoto interno. La lettera di dimissioni, trasmessa via mail attraverso il legale di Pitteri, sarebbe infatti l’ultimo atto di un rapporto ormai compromesso con i vertici dell’Istituto.

Sentiti di un parere il presidente Inda, Francesco Italia e la consigliera delegata Marina Valensise non hanno inteso commentare.

Arrivano invece le reazioni di chi, prima di Pitteri, ha occupato quella stessa poltrona. Valeria Told, che aveva lasciato la sovrintendenza nel 2024 prima della conclusione del mandato, interviene proprio sull’assetto che regola i rapporti di potere all’interno dell’Inda: «L’attuale assetto di governance è problematico, perché consente continue ingerenze nelle decisioni artistiche».

Told entra nel merito della struttura dell’Inda: «Nella governance di una fondazione culturale moderna, la responsabilità gestionale è affidata al sovrintendente, affiancato da un direttore artistico o amministrativo. All’Inda, invece, il consigliere delegato esercita funzioni amministrative, e quindi operative, ma siede contemporaneamente nel Consiglio di amministrazione con diritto di voto».

È proprio questa sovrapposizione, secondo l’ex sovrintendente, a generare il problema: «Questo assetto concentra poteri incompatibili nella stessa figura: chi esercita funzioni amministrative può condizionare la programmazione artistica attraverso il CdA. Il conflitto è quindi strutturale».

Da qui la proposta di intervenire sullo Statuto: «L’unica soluzione – e mi auguro davvero che l’Inda riesca a realizzarla – è modificare lo statuto: non nella direzione ipotizzata nel 2023, che avrebbe ulteriormente rafforzato il ruolo del Consigliere delegato, ma compiendo il necessario salto nel presente verso una governance culturale moderna». Poi la frase che fotografa, con amara ironia, il ripetersi delle vicende alla guida dell’Istituto: «L’alternativa è continuare con la strategia ammazza-sovrintendenti».

Una lettura che trova sponda nelle parole di Fabio Granata, già assessore regionale e assessore alla Cultura e protagonista, dal 2000, del percorso di rigenerazione dell’Istituto.

«Evidentemente all’Inda esiste un malessere profondo sui metodi e sulle scelte di Governance che si manifesta da tempo e che ha già portato alle dimissioni degli ultimi due sovrintendenti. Sarebbe doveroso un intervento del ministero della Cultura per capire cosa succede e per modificare uno statuto che sovrappone in modo inaccettabile funzioni, compiti e competenze».

Il riferimento è alla sequenza Told-Pitteri, due sovrintendenti usciti prima della naturale conclusione del loro percorso. E Granata non usa mezze misure nel descrivere ciò che, a suo giudizio, non dovrebbe accadere a un’istituzione come quella siracusana: «Una istituzione di grande storia qual è l’Inda non può essere ridotta, grazie alla indifferenza o complicità delle autorità di Governo, a un piccolo feudo privato, senza garantire autonomia alle professionalità chiamate al ruolo di sovrintendente. La misura è colma e Siracusa non può essere considerata da Roma solo come casella di sottogoverno da assegnare».

Parole che riportano la questione ben oltre le dimissioni di Pitteri. Sul tavolo c’è il funzionamento della governance dell’Inda, il rapporto tra sovrintendenza e Consiglio di amministrazione e, soprattutto, il grado di autonomia riconosciuto a chi viene chiamato a guidare artisticamente e culturalmente una delle istituzioni più importanti d’Italia.

Il nuovo CdA dovrà ora affrontare anche la successione di Pitteri. Nel frattempo, la reggenza torna ad interim a Marina Valensise, già chiamata a svolgere lo stesso ruolo dopo le dimissioni di Valeria Told. Una coincidenza che rende ancora più evidente la domanda posta dalle vicende degli ultimi anni: se il problema fosse soltanto chi siede sulla poltrona del sovrintendente, sarebbe sufficiente cambiare persona. Se invece il problema è nell’assetto, allora è quello che andrebbe ripensato. Perché all’Inda, questa volta, non è soltanto cambiato il protagonista. È il copione della governance che torna sotto esame.