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Dallo studio del sisma di Amatrice conoscenze e strumenti: i sistemi permanenti di monitoraggio sull'Etna e a Niscemi

I risultati dal lavoro svolto: dalle osservazioni satellitari alle deformazioni del suolo

20 Agosto 2026, 15:55

16:00

Dallo studio del sisma di Amatrice conoscenze e strumenti: i sistemi permanenti di monitoraggio sull'Etna e a Niscemi

A dieci anni dal sisma di Amatrice, il lavoro svolto dal Cnr con gli altri Enti di ricerca ha prodotto «risultati concreti» sulla conoscenza delle faglie attive, deformazioni del suolo, microzonazione sismica, osservazioni satellitari della Terra. E dallo studio di quanto accaduto "è nato un patrimonio di conoscenze e strumenti che oggi supporta la pianificazione, la prevenzione, la ricostruzione, la protezione civile e la sicurezza dei territori".

«Integrando osservazioni del terreno, dati geofisici e informazioni sismologiche, oggi disponiamo di una conoscenza molto più dettagliata della geologia e del sistema di faglie dell'Appennino centrale che ha generato la sequenza sismica nell'area di Amatrice e Norcia» spiega il direttore dell'Istituto di geoscienze del Cnr (Cnr-Geo) Massimiliano Moscatelli.

«Gli studi condotti ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto mostrano come le caratteristiche del sottosuolo influenzino gli effetti locali dello scuotimento sismico, quindi il moto del terreno durante un terremoto", aggiunge Iolanda Gaudiosi, ricercatrice del nuovo istituto di Geoscienze del Cnr. L'esperienza maturata nei 138 Comuni del cratere "trasforma quindi la conoscenza scientifica in strumenti concreti di ricostruzione e prevenzione».

Amatrice ha rappresentato anche uno dei primi casi di applicazione operativa delle tecnologie satellitari per il monitoraggio delle deformazioni del suolo. Nelle ore immediatamente successive all'evento, i ricercatori dell'Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente (Cnr-Irea) elaborarono, infatti, le prime immagini radar satellitari per misurare gli spostamenti del terreno causati dal sisma.

Anche queste tecnologie hanno conosciuto una evoluzione, in cui un ruolo centrale è stato svolto dalla tecnica P-Sbas (Parallel Small baseline subset) sviluppata dal Cnr-Irea. «Grazie alla continuità dei dati satellitari e all'automazione delle elaborazioni basate sulla tecnica P-Sbas, siamo passati dall'analisi di singoli eventi a sistemi permanenti di monitoraggio, oggi impiegati per i Campi Flegrei, il Vesuvio, l'Etna, Stromboli e Vulcano, oltre che - spiega Riccardo Lanari del Cnr-Irea - per le deformazioni legate a subsidenza e dissesto idrogeologico su scala nazionale, come nel recente caso della frana di Niscemi».