Campionamento biologico marino
Termini Imerese, recuperata una rete fantasma di quattro tonnellate: «Danni alla fauna e agli habitat marini»
Il ritrovamento è avvenuto a bordo della motonave “G. Dallaporta”, durante le attività condotte dal personale del Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Capo Granitola.
Una rete da pesca abbandonata del peso di circa quattro tonnellate è stata individuata e recuperata nelle acque antistanti Termini Imerese. A rintracciarla sono stati i ricercatori del Cnr-Irbim, impegnati nella campagna di campionamento biologico “Medias2026”.
Il ritrovamento è avvenuto a bordo della motonave “G. Dallaporta”, durante le attività condotte dal personale del Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Capo Granitola.
La rete, definita “fantasma”, era stata abbandonata o dispersa in mare e continuava a svolgere la propria funzione di cattura, intrappolando pesci e altri organismi. La cosiddetta pesca fantasma (ghost fishing) rappresenta infatti un fenomeno particolarmente grave perché gli attrezzi da pesca persi o lasciati sui fondali possono continuare a catturare animali anche per lungo tempo.
Durante il campionamento, la rete pelagica utilizzata dalla motonave ha accidentalmente raccolto l’enorme attrezzo abbandonato. Al suo interno sono stati trovati diversi esemplari di pesci, ormai in avanzato stato di decomposizione. Il personale a bordo ha dovuto separare le due reti e portare a bordo quella fantasma, interrompendo temporaneamente la missione per rientrare in porto e consentirne il corretto smaltimento.
Il ritrovamento ha permesso di riportare l’attenzione sulle conseguenze ambientali degli attrezzi da pesca dispersi. Gli animali intrappolati possono morire e trasformarsi a loro volta in esca per altri organismi, alimentando un ciclo di catture successive. Inoltre, quando le reti entrano in contatto con il fondale, possono danneggiare habitat di particolare pregio, come i fondali rocciosi, le praterie di fanerogame marine e le aree di coralligeno.
«Gli animali catturati possono morire e diventare a loro volta esca per altri animali, alimentando un ciclo di catture successive – ha spiegato Gian Marco Luna, direttore del Cnr-Irbim – mentre gli attrezzi, quando entrano in contatto con il fondale, possono danneggiare habitat preziosi».
Il problema, secondo il Cnr, assume una rilevanza ancora maggiore nel Mediterraneo, dove l’intensa attività di pesca si combina con una straordinaria biodiversità. Tra le specie più esposte figurano tartarughe marine, cetacei ed elasmobranchi, il gruppo che comprende squali e razze.
Il recupero della rete nelle acque di Termini Imerese costituisce quindi un intervento importante per ridurre una fonte di pericolo per la fauna marina e per limitare il deterioramento degli ecosistemi sommersi. La campagna “Medias2026” prosegue con l’obiettivo di raccogliere dati utili sullo stato biologico del Mediterraneo e sulle principali minacce che ne compromettono l’equilibrio.