Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
23 agosto 2026 - Aggiornato alle 21:34
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Nicolosi

Discarica di rifiuti a Cava Asero, uno sfregio al Parco dell’Etna

L’allarme è stato lanciato dall’associazione MadreEtna che durante un sopralluogo ha individuato un vero e proprio sversamento illegale di proporzioni allarmanti

23 Agosto 2026, 20:00

Discarica di rifiuti a Cava Asero, uno sfregio al Parco dell’Etna

L’abbandono indisciplinato di rifiuti all’interno del Parco dell’Etna - patrimonio mondiale dell’Unesco rappresenta una grave ferita per l’ecosistema naturale e per l’immagine del territorio. La segnalazione nell’area Cava Asero (zona Chilometro) evidenzia ancora una volta il criminale smaltimento illegale di rifiuti speciali edili e urbani non differenziati.

L’allarme è stato lanciato dall’associazione MadreEtna che, durante un sopralluogo, ha individuato un vero e proprio sversamento illegale di rifiuti, di proporzioni allarmanti. All’interno di questo invaso naturale è stata scoperta una maxi discarica abusiva a cielo aperto. Il materiale abbandonato alla rinfusa è vario e altamente inquinante. Scarti edili e di cantiere, vasche di plastica, materiali di risulta a calcinacci, pezzi di lavabo e altri rifiuti provenienti da demolizioni edili; sacchi di spazzatura indifferenziati accumulati, pezze, stracci e imballaggi in cartone di ogni forma e dimensione sparsi su tutta l’area. La svolta nelle indagini potrebbe essere però immediata. Tra i cumuli di sporcizia i volontari avrebbero rinvenuto documenti cartacei che potrebbero permettere di risalire ai responsabili. E in casi come questi c’è il rischio di denunce penali per reati ambientali che possono determinare sanzioni gravissime. Non si tratta di un caso isolato. La zona di Cava Asero è da tempo bersaglio di scarichi abusivi da parte di zozzoni, che preferiscono bypassare le vie legali di smaltimento dei rifiuti (anche speciali), deturpando il suolo vulcanico. I danni ambientali ed ecologici determinati da questi atti incivili causano, nello specifico, la contaminazione del suolo e delle falde idriche. Poiché la pioggia percola attraverso i rifiuti (plastica, cartoni macerati e scarti di cantiere), veicolando sostanze chimiche nel terreno poroso di origine vulcanica, con il rischio di inquinare le riserve idriche sotterranee. La videosorveglianza e le fototrappole sembrano essere l’unico rimedio.