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Caltanissetta

Rivolta dei migranti al Cpr di Pian del Lago: in tre processati per direttissima dopo l'incendio e il ferimento di un agente

Padiglione devastato e incendiato e accuse di rivolta, mentre scoppia lo scontro politico sui rimpatri

27 Agosto 2026, 17:50

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Rivolta dei migranti al Cpr di Pian del Lago: in tre processati per direttissima dopo l'incendio e il ferimento di un agente

Saranno processati per direttissima tre migranti arrestati dopo la rivolta scoppiata ieri mattina nel Cpr di Pian del Lago, a Caltanissetta. Si tratta di un marocchino di 32 anni, un tunisino di 39 e un algerino di 25, difesi dagli avvocati Massimiliano Bellini, Francesca Pia Prizzi e Maria Baglio. La Procura ha chiesto per tutti la custodia cautelare in carcere.

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, i disordini sono scoppiati nel padiglione C durante le operazioni per il trasferimento di alcuni ospiti verso l’aeroporto di Palermo. Le forze dell’ordine sarebbero state costrette ad arretrare dopo il lancio di bottiglie piene d’acqua e successivamente di pietre ricavate danneggiando le pareti del padiglione. Durante la rivolta sarebbero stati utilizzati anche stampelle, bastoni, oggetti appuntiti, lame rudimentali e una spranga di ferro. Materassi e rifiuti sarebbero stati ammassati davanti all’ingresso e incendiati, creando una barriera che avrebbe inizialmente impedito anche ai vigili del fuoco di entrare nel padiglione.

Le forze dell’ordine sono poi intervenute in assetto antisommossa per mettere in sicurezza gli altri ospiti. Un vice ispettore della polizia ha riportato traumi al collo e alla spalla giudicati guaribili in sei giorni. La sommossa, durata circa un’ora e mezza, avrebbe reso temporaneamente inservibile il padiglione C. Ai tre vengono contestati, a vario titolo, rivolta all’interno di una struttura di trattenimento per migranti, resistenza a pubblico ufficiale e devastazione. Al tunisino sono contestate anche le lesioni all’agente.

«La violenta rivolta scoppiata nel Cpr di Pian del Lago a Caltanissetta e il ferimento di un agente di polizia ci ricordano ancora una volta quale sia la realtà con cui ogni giorno sono costrette a confrontarsi le nostre Forze dell’ordine. Al poliziotto ferito va tutta la nostra solidarietà e l’augurio di una pronta guarigione, mentre alle donne e agli uomini in divisa che hanno riportato la situazione sotto controllo va il nostro più sincero ringraziamento». Lo dicono Luca Sbardella, deputato di Fratelli d’Italia e commissario del partito in Sicilia, e Sara Kelany, deputato FdI e responsabile dipartimento Immigrazione del partito.

«Ma quanto accaduto a Caltanissetta pone soprattutto una questione politica che non può più essere elusa. Mentre il governo Meloni lavora per contrastare l’immigrazione irregolare, rendere effettivi i rimpatri e riaffermare il principio elementare secondo cui in Italia entra e rimane chi ne ha diritto, una parte della sinistra continua a chiedere la chiusura dei Cpr - aggiungono - Davanti alle immagini di un padiglione incendiato, agli oggetti scagliati contro gli agenti e a un poliziotto finito al pronto soccorso, chi propone di smantellare i Cpr dovrebbe spiegare agli italiani quale sia la propria alternativa. Non è sufficiente continuare a raccontare ideologicamente ogni forma di immigrazione come una «risorsa»: chi reagisce con la violenza alle leggi dello Stato, aggredisce le Forze dell’ordine e tenta di sottrarsi a un rimpatrio deve essere chiamato per quello che è e deve rispondere delle proprie azioni». Per i parlamentari «su questo la distanza tra noi e certa sinistra è netta. Per noi vengono prima la legalità, la sicurezza degli italiani e la tutela di chi indossa una divisa». «Il governo non arretrerà di un centimetro - concludono - i confini vanno difesi, i rimpatri vanno effettuati, le Forze dell’ordine vanno tutelate e chi non ha diritto di restare in Italia deve lasciare il nostro Paese. I fatti di Caltanissetta dimostrano, ancora una volta, perché questa linea non è soltanto giusta, ma necessaria».