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L'inchiesta

Riposto, i tanti misteri sulla morte di Noemi. E quel buco di 24 ore

Telecamere, tabulati telefonici, testimonianze: gli investigatori stanno incrociando i dati per risolvere il giallo. L’amico indagato per omicidio si difende: «L’ho trovata morta»

28 Agosto 2026, 00:17

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Riposto, i tanti misteri sulla morte di Noemi. E quel buco di 24 ore

Si infittisce il mistero sulla morte di Noemi Impellizzeri, la giovane mamma di 33 anni trovata senza vita quattro giorni fa, all'interno della sua abitazione in via Circumvallazione a Riposto. Il corpo della donna è stato rinvenuto impiccato nel vano cucina di un’abitazione parzialmente danneggiata da un misterioso incendio, un elemento che rende ancora più complesso il lavoro degli inquirenti, impegnati a stabilire se si sia trattato di un tragico suicidio o se dietro il decesso possa esserci un’azione di terzi. Peggio. Una azione di depistaggio e con l’obiettivo di cancellare ogni prova. Tesi che, allo stato, rimane solo una delle ipotesi in campo. Al momento, c’è un indagato con l'ipotesi di reato di omicidio volontario, come anticipato ieri da La Sicilia: è Toni Proietto, manovale di 49 anni residente a Giarre, amico intimo della vittima. L'iscrizione, confermata da fonti della Procura e resa nota dall'avvocato difensore dell'uomo, Ivan Siragusa, rientra nell’ambito degli accertamenti tecnici irripetibili disposti sul caso.

L'indagato, attraverso il suo legale, «ha negato categoricamente ogni coinvolgimento nella morte della 33enne». Secondo quanto riferito dall'avvocato Siragusa, « l'uomo è stato iscritto nel registro in quanto identificato come la persona che ha avuto gli ultimi incontri documentati con la vittima. Fin dalle prime battute delle indagini, il mio assistito ha mostrato un atteggiamento collaborativo con gli inquirenti, fornendo informazioni dettagliate, consegnando i propri telefoni cellulari e sollecitando l'acquisizione delle immagini di videosorveglianza della zona per consentire i dovuti riscontri».

Noemi era stata trovata impiccata all’interno della propria abitazione, dove si era sviluppato anche un incendio a quanto pare accelerato dall’impiego di un solvente. «Lui stesso - ha aggiunto il legale - ha chiesto agli inquirenti che possano acquisire tutte le immagini della videosorveglianza della zona e i movimenti per fare gli opportuni riscontri. Il mio cliente si professa assolutamente innocente, è dispiaciuto, è addolorato e non è vero che lui era il convivente o il fidanzato della donna morta: è sposato e con due figli. Noemi Iera un’amica che lui ha molto aiutato e sostenuto. Lei aveva un fidanzato nei mesi scorsi e fino al all’ultimo giorno in cui lui l’ha incontrata lei era stata in compagnia di altre persone». L'elemento oscuro «non chiaro a nessuno e nemmeno a lui - ha rimarcato il legale - è il discorso dell’incendio in casa: egli sostiene che, una volta ritrovato il corpo alle due di notte, dopo 24 ore dallo scambio di messaggi con Noemi, all’interno dell’abitazione non c'era fumo, non c'erano scintille, non c'era nessun elemento che potesse far pensare a un incendio».

Di parere opposto i legali della famiglia Impellizzeri, Valeria Raciti e Francesco Strano: «Vogliamo che venga fatta giustizia per questa povera ragazza e fare giustizia significa accertare realmente i fatti e punire effettivamente la persona che ha commesso questo atroce delitto. Il nostro perito di parte ha assistito all’autopsia, riteniamo che sussistano validi elementi per escludere il suicidio della ragazza tramite impiccagione. Per tutti gli altri quesiti che riguardano la tragedia che ci occupa si attende l'esito della perizia del medico legale nominato dalla procura, nonché degli altri accertamenti posti in essere da chi sta indagando, sul cui operato vi è massima fiducia».

Le indagini serrate sono condotte dai carabinieri della Compagnia di Giarre e dalla Sezione Investigazioni Scientifiche (Sis) del Comando provinciale, sotto il coordinamento della Procura. Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime ore di vita della giovane madre, senza escludere alcuna pista. Al momento, l'autopsia eseguita presso l'istituto di Medicina legale del Policlinico di Catania non avrebbe fornito risposte certe sulle reali cause e sulle esatte modalità del decesso. Saranno decisivi i prossimi accertamenti istologici e tossicologici per dare risposte definitive e chiarire se il decesso sia legato a un gesto volontario o alla mano di terzi.