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Chiesa

Padre Salvatore Alì alla guida della cattedrale di Catania: "Mi affido a Sant'Agata per questo nuovo corso"

In atto 32 anni di sacerdozio, una rinascita dopo un grave incidente stradale, nel 2021 e una riflessione sull'uso dei media nella comunità religiosa

29 Agosto 2026, 12:42

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Padre Salvatore Alì alla guida della cattedrale di Catania: "Mi affido a Sant'Agata per questo nuovo corso"

«Ho accolto con gioia ma anche con grande trepidazione questa nomina che ho ricevuto, questo servizio che il nostro arcivescovo mi ha chiesto di fare, perché capisco quanto sia importante il ruolo del parroco della Cattedrale, però comprendo anche che è una grossa responsabilità e in questo momento sento tutto il peso di questa responsabilità» ha esordito Padre Salvatore Alì commentando il suo nuovo incarico alla guida della Cattedrale di Catania, la comunità di riferimento per tutte le realtà ecclesiali della diocesi.

Padre Alì si racconta a tutto tondo, ripercorrendo le tappe salienti dei suoi trentadue anni di sacerdozio — dagli anni trascorsi accanto all'arcivescovo monsignor Luigi Bommarito fino all'intensa esperienza pastorale a Paternò. Ripercorrendo i suoi trentadue anni di sacerdozio, le esperienze vissute a Paternò e l'affetto delle comunità che lo hanno accompagnato, il sacerdote ha affermato: «Allora, nella mia esperienza di sacerdote — sono 32 anni che sono sacerdote — ho fatto tre esperienze importanti: ho fatto cinque anni il segretario dell'arcivescovo monsignor Luigi Bommarito, quindi sono stato a stretto contatto con lui, ho lavorato con lui e in questo senso sono stato anche molto vicino alla realtà della Cattedrale. Poi sono stato 15 anni parroco della Chiesa Madre di Paternò, Santa Maria dell'Alto, e lì è stata la prima comunità dove io ho imparato a fare il parroco. E poi sono stato 11 anni nella parrocchia dello Spirito Santo, sempre a Paternò: una comunità giovane, una comunità che mi ha accolto, mi ha voluto bene in questi anni e che mi ha aiutato molto a svolgere sempre meglio il mio servizio di pastore. Adesso sono chiamato a guidare la comunità della Cattedrale, che è il cuore della nostra diocesi, è la comunità di riferimento per tutte le realtà ecclesiali della nostra diocesi e, come dicevo poco fa, sento tutta la responsabilità, ma nello stesso tempo mi aiuta anche, da una parte, la fiducia che il Vescovo ha riposto in me e, dall'altra parte, anche le testimonianze di accoglienza e di collaborazione che mi stanno arrivando dalla comunità della Cattedrale».

Ricordando il grave incidente del 2021 e il modo in cui ha affrontato le difficoltà della vita alla luce della fede, ha sottolineato: «Sì, nel 2021 — quindi già cinque anni fa — ho avuto questo grave incidente, sono vivo per miracolo. E mi chiedo ora, alla luce di quello che sta accadendo, mi chiedo se forse tutto fa parte del progetto di Dio, perché mi sono chiesto tante volte: "Perché io sono ancora qui in vita e tanti altri che in quella stessa via hanno subito altri incidenti magari non ci sono più?". Il Signore ha il suo progetto, e da quell'incidente io mi sono rialzato, mi sono ripreso, grazie anche all'aiuto della mia comunità parrocchiale che mi è stata vicina. Ma non è solo quello: in 32 anni ci sono stati anche tanti piccoli inconvenienti, imprevisti, difficoltà, e chi ha fede sa che questi momenti non sono momenti per scoraggiarsi o per abbattersi, ma sono momenti per riflettere, ripensare alla propria vita e alla propria chiamata e ricominciare con più entusiasmo».

Ripensando al successo della storica trasmissione televisiva "Segni dei Tempi" e riflettendo sull'uso odierno dei social network, il sacerdote ha osservato: «L'esperienza di questo programma è stata un'esperienza bellissima, che ancora oggi è nel mio cuore e, da quello che sento, anche nel cuore e nel pensiero di tanta gente che dopo tanti anni di sospensione la ricorda benissimo. Quell'esperienza è stata bella perché abbiamo voluto, insieme a Salvo La Rosa, Mariella Aurite, Marco Pappalardo e Clemente Panebianco, fare una trasmissione dove veniva messo in risalto il bene, il tanto bene che c'è nelle nostre realtà ecclesiali e anche nelle nostre realtà sociali. Abbiamo girato tutta la Sicilia e abbiamo fatto emergere questo bene. Tra i servizi ricordo quello dedicato al pellegrinaggio dei quindici autobus di giovani del Sinodo catanese a Roma. È stato un momento unico e documentato per ringraziare Giovanni Paolo II dopo la sua indimenticabile visita a Catania nel 1994. Forse quello che è cambiato dagli anni Novanta ad oggi è che i mezzi di comunicazione hanno avuto sempre più un ruolo predominante nella società e nel rapporto tra le persone, ma forse sono diventati non solo strumenti a servizio del bene, ma tante volte — e lo abbiamo visto anche in queste ultime settimane — strumenti a servizio della polemica, della violenza verbale, dell'attacco verso le persone. E questo fa male, perché sono delle grandi potenzialità ma che devono essere sempre utilizzate, come ci hanno ricordato i pontefici di questi ultimi tempi, sempre a servizio del bene e della verità».

Affidando infine l'inizio del suo nuovo ministero pastorale alla protezione della patrona di Catania, Padre Alì ha concluso: «Sant'Agata è nel cuore di tutti i fedeli catanesi, è stata sempre nel mio cuore e adesso lo sarà ancora di più, e mi affido a lei e alla sua intercessione per questo nuovo ministero che devo cominciare a breve».