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Fede e culto

La lacrimazione di Siracusa: l'anniversario che interroga

Il 29 agosto 1953 le lacrime della Madonna divennero segno di speranza; oggi Siracusa è chiamata a rispondere con gesti concreti.

29 Agosto 2026, 16:36

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La lacrimazione di Siracusa: l'anniversario che interroga

C'è un anniversario che, a Siracusa, non appartiene soltanto al calendario della fede. E' una ricorrenza che attraversa la memoria collettiva, entra nelle case, nelle preghiere e nei racconti di generazioni che si sono succedute davanti a quell'immagine divenuta simbolo universale di speranza. E' l'anniversario della lacrimazione della Madonna, avvenuta il 29 agosto del 1953, un evento che ancora oggi interroga la coscienza della città. Quelle lacrime, per chi crede, sono state e continuano a essere un segno del cielo. Ma anche per chi si avvicina a questo evento con uno sguardo laico, resta il valore umano e spirituale di un'immagine che ha saputo parlare al dolore degli uomini. Una madre che piange è un'immagine universale, richiama la sofferenza, la fragilità, la richiesta di aiuto, ma anche la possibilità di non sentirsi soli nei momenti più difficili.

Dal 29 agosto al 1 settembre 1953 da un quadretto in gesso custodito in una umile casa di via Degli Orti, sgorgarono lacrime umane. A distanza di tanti anni, il rischio più grande sarebbe trasformare quell'evento in una semplice celebrazione rituale, perdendone il significato più profondo. Il miracolo della lacrimazione non dovrebbe essere soltanto ricordato: dovrebbe essere ascoltato. Perché quelle lacrime chiedono ancora oggi alla città di guardare alle proprie ferite, alle solitudini, alle povertà, agli anziani dimenticati, ai giovani senza prospettive, a chi soffre e spesso non trova una mano capace di accoglierlo. Siracusa custodisce una responsabilità particolare. Ha ricevuto un messaggio che, al di là delle convinzioni personali, richiama alla cura dell'altro. E una città che si riconosce nella Madonna delle Lacrime non può limitarsi a celebrarla con le parole: deve provare a tradurre quelle parole in gesti concreti di solidarietà, attenzione e vicinanza.

Il tempo è passato, ma il significato di quelle lacrime non si è consumato. «Anzi - dice Don Aurelio Russo, rettore del Santuario - forse oggi è ancora più necessario. In una società spesso attraversata dall'indifferenza, dalla solitudine e dalla ricerca frenetica di ciò che è materiale, una lacrima conserva una forza disarmante: ci ricorda che esiste un dolore che non può essere ignorato e una speranza che non può essere abbandonata». Per questo l'anniversario della lacrimazione non è soltanto una pagina della storia religiosa di Siracusa. È una pagina della sua identità. È memoria, fede, cultura e soprattutto umanità. E forse il modo più autentico per onorare quelle lacrime è fare in modo che, ancora oggi, nessuno debba piangere da solo.