Giudiziaria
Beni confiscati, l'ex presidente Saguto torna ai domiciliari dopo il rinvio della Cassazione
La Cassazione annulla il rigetto e dispone la detenzione domiciliare provvisoria per l'ex presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo condannata a 7 anni e 10 mesi
Per l'ex presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, radiata dopo lo scandalo sulla gestione dei beni confiscati, è stata disposta la detenzione domiciliare provvisoria in attesa che il Tribunale di Sorveglianza di Palermo fissi una nuova udienza.
A determinarlo è stato il ricorso presentato dal difensore, l'avvocato Ninni Reina, contro il rigetto degli arresti domiciliari deciso dal Tribunale di Sorveglianza di Roma. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio quell'ordinanza, rinviando gli atti a Palermo per un nuovo esame.
Intanto, in ragione dell'età - oltre 70 anni e delle condizioni di salute ritenute incompatibili con il carcere, Saguto sconterà la pena a casa.
La condanna definitiva a 7 anni e 10 mesi è del 2023. Secondo l'inchiesta della Procura di Caltanissetta, culminata in un processo a 12 imputati, l'ufficio da lei diretto avrebbe gestito in modo clientelare i patrimoni sottratti a Cosa Nostra, dando vita a un vero e proprio sistema di favori e nomine pilotate. Dopo quasi tre anni, quindi, la giudice Saguto può riabbracciare il marito, Lorenzo Caramazza, anche lui condannato in via definitiva e posto agli arresti domiciliari dallo scorso febbraio.