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Cronaca

Summit a Comiso della nuova criminalità, i clan emergenti fanno squadra

Una fonte confidenziale avrebbe rivelato al giornalista d'inchiesta Giuseppe Bascietto che cosa sta accadendo e quale ruolo dovrebbe assumere la città casmenea nella filiera dello spaccio

01 Settembre 2026, 01:02

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Summit a Comiso della nuova criminalità, i clan emergenti fanno squadra

Fuori dalla Sicilia, Comiso è conosciuta per due immagini che sembrano appartenere a mondi opposti: la “città‑teatro” di Gesualdo Bufalino, palcoscenico di cultura e memoria, e la “città della pace”, quella delle grandi mobilitazioni contro i missili Cruise negli anni Ottanta. Ma dietro la luce di queste due rappresentazioni, l’inchiesta di Giuseppe Bascietto apre un varco verso un’altra scena, più oscura e inquietante: quella di una rete criminale che, silenziosamente, si muove tra il mare e l’entroterra del Sud Est siciliano.

Negli ultimi mesi, le cronache giudiziarie hanno cominciato a restituire un volto diverso di Comiso. Operazioni antidroga, arresti, movimenti sospetti. Tutto sembra convergere verso un sistema di relazioni che collega Scoglitti, Santa Croce Camerina, Comiso e Vittoria, territori che, secondo le fonti dell’inchiesta, sarebbero attraversati da una filiera della cocaina capace di unire gruppi criminali siciliani e albanesi.

La segnalazione più recente parla di una riunione avvenuta a Comiso tra uomini riconducibili a “u Puorcu”, ai Matriali di Vittoria e a un esponente del clan Laudani di Catania, legato all’area dei Cappello‑Bonaccorsi. Non si conoscono i dettagli dell’incontro, ma la presenza simultanea di questi soggetti, se confermata, potrebbe indicare un punto di raccordo tra mondi criminali diversi, un luogo dove la logistica del traffico di droga si intreccia con la capacità di occultamento e distribuzione sul territorio.

L’inchiesta di Bascietto richiama anche l’operazione Abisso della Direzione distrettuale antimafia di Catania, che ha mostrato come clan differenti possano agire dentro la stessa filiera del narcotraffico. In quel caso, la rete collegava Catania, Malta e la Calabria, con tentativi di recupero in mare di tonnellate di cocaina. Un modello che, secondo le fonti, potrebbe essersi esteso verso il Ragusano, dove la componente albanese — rappresentata da Daiu Lorenc, Luzim Ndreu e Denny Lalollari — si sarebbe saldata con quella siciliana.

Lorenc, indicato come figura chiave nella riorganizzazione della logistica tra Santa Croce e Comiso, sarebbe stato coinvolto in movimenti sospetti già dopo l’episodio di Casuzze, quando un motoscafo partito da Malta rimase in avaria con centinaia di migliaia di euro a bordo. Da quel momento, l’inchiesta ha smesso di guardare solo al mare e ha spostato lo sguardo sulla terraferma, dove i collegamenti tra clan locali e reti internazionali sembrano moltiplicarsi.

Comiso, dunque, non sarebbe più soltanto un luogo attraversato da questi uomini, ma una cerniera tra mondi criminali differenti: il punto in cui la capacità di far arrivare la cocaina si incontra con quella di nasconderla e distribuirla.

E così la “città‑teatro” di Bufalino diventa metafora perfetta di questa doppia realtà: ciò che si illumina sul palcoscenico e ciò che si muove dietro le quinte. A Casuzze il sipario si era aperto per caso, con un motoscafo e un carico di denaro gettato in mare. A Comiso, ora, si intravedono gli uomini e le relazioni che potrebbero far funzionare quella rotta.

La scena è cambiata. E dietro le quinte della città della pace, si muove un teatro che racconta un’altra Sicilia — quella che, silenziosamente, intreccia il mare, la terra e la cocaina.