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Guerra

Asset russi congelati per l’Ucraina, Tajani: «Il nodo è giuridico». Salvini: «Qualche cancelleria europea non vuole mettere fine alla guerra»

Il ministro degli Esteri: «Non siamo contrari in linea di principio, ma bisogna verificare le basi legali». Il vicepremier critica quella che definisce un’“ansia anti-russa” e invita a evitare nuovi pretesti per alimentare il conflitto

02 Settembre 2026, 12:48

12:50

Antonio Tajani

Antonio Tajani

Il possibile utilizzo degli asset russi congelati per sostenere l’Ucraina torna al centro del confronto politico europeo e italiano. Il tema è stato affrontato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, arrivando al Gymnich di Wicklow, e successivamente dal vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, intervenuto a margine di un’iniziativa a Roma.

Tajani ha ribadito che il governo italiano non è contrario, in linea di principio, all’ipotesi di utilizzare i beni russi congelati a favore dell’Ucraina, ma ha sottolineato la necessità di verificare attentamente la compatibilità dell’operazione con il diritto internazionale e con le norme europee.

«Noi non siamo contrari in linea di principio, però bisogna vedere se ci sono le posizioni giuridiche per farlo», ha dichiarato il ministro.

Tajani: “La decisione non è stata presa per ragioni legali”

Secondo Tajani, il principale ostacolo all’eventuale confisca degli asset non sarebbe di natura politica, ma giuridica. Il ministro ha ricordato che la questione è stata discussa più volte nelle sedi internazionali, senza arrivare finora a una decisione definitiva.

«Il tema è sempre stato quello: ci possono essere problemi di tipo giuridico per poter intervenire», ha spiegato. «Ne abbiamo parlato più volte e la decisione non è stata presa proprio per questo motivo, non da un punto di vista politico, ma proprio da un punto di vista legale».

Le parole del titolare della Farnesina riflettono le cautele espresse da diversi governi europei, preoccupati per le possibili conseguenze di un provvedimento di confisca permanente dei beni appartenenti alla Federazione Russa. Il dossier riguarda in particolare le riserve e gli altri patrimoni russi immobilizzati dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina.

Salvini: “Mi preoccupa l’ansia anti-russa”

Sul tema è intervenuto anche Matteo Salvini, che ha manifestato perplessità rispetto all’ipotesi di ulteriori misure contro Mosca e rispetto all’atteggiamento di alcune capitali europee.

«Non so se Tajani abbia elementi in più rispetto a quelli che ho io, ma non voglio mancare di intelligenza rispetto alla libertà di scelta degli italiani», ha affermato il vicepremier.

Salvini ha quindi detto di essere preoccupato da quella che ha definito una crescente «ansia anti-russa», precisando di non voler rivolgere una critica personale al ministro degli Esteri.

«Non parlo di Tajani, ma mi sembra che ci sia un’ansia anti-russa che mi preoccupa», ha aggiunto.

“La Russia ha scatenato la guerra, ma servono negoziati”

Salvini ha riconosciuto la responsabilità di Mosca nell’avvio del conflitto, ma ha sostenuto che l’obiettivo debba essere quello di arrivare alla fine della guerra, evitando iniziative che possano contribuire a un’ulteriore escalation.

«La Russia ha invaso e ha scatenato una guerra e non c’era necessità», ha detto. «Ma ho come l’idea che qualche cancelleria europea non voglia mettere fine a questa guerra e cerchi qualche pretesto, magari per vendere altre armi».

Il leader della Lega ha infine ridimensionato il rischio di un’imminente aggressione russa al territorio italiano, citando alcuni quartieri della capitale: «Non ho l’ansia che i russi invadano Torre Maura o Tor Bella Monaca».

Il confronto resta aperto

Le posizioni espresse da Tajani e Salvini evidenziano le diverse sensibilità presenti nella maggioranza sul sostegno all’Ucraina e sulle modalità di pressione nei confronti della Russia.

Da una parte, il ministro degli Esteri insiste sulla necessità di individuare una solida base giuridica prima di procedere con la confisca degli asset russi; dall’altra, Salvini richiama l’urgenza di concentrare gli sforzi diplomatici sulla ricerca di una soluzione negoziale e sulla conclusione del conflitto.