La sentenza
Condannato per abusi ai bambini, ex brigadiere della Guardia di Finanza dovrà anche risarcire 50mila euro
L'uomo è stato considerato colpevole in Cassazione. Ma adesso pure i magistrati contabili presentano il conto.
È stato condannato in Cassazione per avere abusato di alcuni bambini in un circolo ricreativo palermitano. Adesso, per Gianfranco Cascone, ex brigadiere centralinista della Guardia di finanza originario di Taranto che svolgeva anche il ruolo di allenatore di calcetto in una struttura di Acqua dei corsari, arriva anche la condanna della Corte dei conti per il danno all'immagine nei confronti delle Fiamme gialle.
La sezione giurisdizionale ha infatti accolto la richiesta della Procura contabile guidata da Pino Zingale. Per i giudici, infatti, la condotta di Cascone, già condannato in Cassazione e poi recluso nel carcere di Rebibbia, ha determinato “una rottura di quella aspettativa di legalità e correttezza che i cittadini si attendono da un corpo di polizia. La scoperta di tali continuate condotte penali ha cagionato, quindi, un danno all’immagine della Guardia di finanza quale pregiudizio alla sua persona giuridica pubblica nella sua identità, credibilità e reputazione”.
Secondo la Corte dei conti, poi, “l’elevata gravità delle condotte sessualmente illecite accertate deriva anche dal numero degli episodi verificatisi e delle persone offese, dalla tenera età delle vittime (in alcuni casi di età inferiore ai 10 anni) e dal lasso di tempo in cui si sono protratte le condotte, interrotte del tutto accidentalmente a seguito della denuncia della madre di una delle vittime”. E ancora, “viene in evidenza – si legge nella sentenza di condanna - anche il grado di Brigadiere posseduto dal convenuto e il ruolo di preposto alla gestione di un centro sportivo e ricreativo della Guardia di Finanza nell’ambito degli interventi di protezione sociale previsti dall’ordinamento a cui le famiglie affidavano i propri figli. In ultimo, - concludono - il Collegio valuta il grande clamore mediatico assunto dalla vicenda che si è prolungato nel tempo come dimostrato dagli atti prodotti dalla Procura relativi agli articoli di stampa pubblicati su testate giornalistiche cartacee e on line e su diversi siti internet dai titoli molto esplicativi”. Non essendo stato quantificato il danno in sede penale, il compito è passato appunto alla Corte dei conti che ha condannato Cascone a un risarcimento nei confronti della Guadia di Finanza di cinquantamila euro.