il giallo
La morte di Noemi a Riposto: le ipotesi sul Mister X e le analisi a “tempo zero” dei Ris
Le indagini, la trappola di fuoco e l’ipotesi della fuga sui tetti dell’autore dell’incendio
I rilievi scientifici condotti nell’abitazione di via Circumvallazione, teatro della morte di Noemi - la trentatreenne trovata impiccata il 23 agosto - segnano un passaggio potenziale per la svolta nelle indagini sul giallo.
Tra gli elementi repertati dagli specialisti del Ris di Messina spicca un telefonino con una cover azzurra, prelevato per essere sottoposto ad analisi di laboratorio. Il dispositivo, riconducibile alla vittima, potrebbe contenere dettagli importanti sulle sue ultime ore di vita o rivelarsi totalmente ininfluente qualora si trattasse di un vecchio cellulare dismesso.
Sono stati repertati anche numerosi altri oggetti rinvenuti nell’abitazione e che saranno oggetto di approfonditi accertamenti.
Gli investigatori non vogliono lasciare nulla di intentato, da qui la determinazione a chiarire i contorni della vicenda con parecchi punti neri, che vede, al momento, iscritto nel registro degli indagati quel Toni Proietto, il manovale 49enne di Giarre che la vittima frequentava da qualche mese.
I carabinieri, secondo quanto si apprende, avrebbero anche identificato e sentito in caserma quel “Mister X” che venerdì 21 agosto aveva avuto un incontro con Noemi a Giarre, così come riferito dallo stesso Proietto nella sua tortuosa ricostruzione delle ultime ore di vita di Noemi.
Le operazioni, coordinate dal comandante della sezione biologica del Ris di Messina, il colonnello Carlo Romano, si sono svolte alla presenza del medico legale Giuseppe Ragazzi e si sono articolate nella metodologia cosiddetta a “tempo zero”.
La prima fase del lungo sopralluogo, iniziato poco prima delle 10 e conclusosi alle 17.30, è servita a documentare fotograficamente l’intera area ed eseguire mappature dello stato dei luoghi e rilievi tridimensionali.
Il cronoprogramma degli accertamenti irripetibili ha seguito una precisa successione scientifica: la fase fotografica e mappatura 3D (completata nella prima mattinata); gli esami chimici, con il supporto del Reparto Analisi Criminologiche - Sezione Psicologia Investigativa del RaCIS di Roma. E infine la fase dattiloscopica, finalizzata alla ricerca di impronte digitali.
L’attività degli esperti dell’Arma si è concentrata prevalentemente sulla prima stanza dell’immobile divorata dalle fiamme e poi sui due ambienti dell'abitazione rimasti estranei all'incendio: la cucina - punto in cui Noemi nel cuore della notte si è impiccata legando una corda a una piccola trave - e il vicino bagno. Le verifiche sono state estese anche al terrazzo.
Tra le piste al vaglio vi è la presunta fuga dell’autore dell’incendio doloso appiccato verosimilmente tra il 22 e 23 agosto, attraverso i tetti degli edifici adiacenti per raggiungere la rete di vicoli di via Cascino, alle spalle del basso che si affaccia su via Circumvallazione.
Gli investigatori hanno prelevato alcuni arredi risparmiati dal rogo e isolato ogni singola micro-traccia da sottoporre alle analisi di laboratorio. L’obiettivo è determinare con esattezza scientifica l’origine dell’incendio, verificare l’eventuale presenza di sostanze acceleranti o inneschi (ipotizzata la presenza di solvente) e ricostruire con precisione la dinamica degli eventi.
Ieri alle operazioni, dopo la conclusione della fase preliminare, ha partecipato anche Ivan Siragusa, legale di Toni Proietto, mentre hanno assistito a tutte le fasi della ricognizione anche i genitori di Noemi: la madre, Sara Sturiale e il patrigno, Andrea Russo.
Quest’ultimo ha voluto ricordare la fragilità della trentatreenne: «Noemi era rimasta una bambina nonostante avesse 33 anni, è diventata mamma troppo presto a 18 anni. Siamo stati sempre vicini a lei seguendola con amore».
La madre di Noemi, Sara Sturiale, visibilmente provata, ha seguito passo dopo passo il lavoro dei militari, respingendo con forza alcune ricostruzioni circolate nei giorni scorsi: «Ma lo capiscono il dolore di una madre? Non è vero che mia figlia era abbandonata, mia figlia aveva una casa e non viveva nei cartoni alla stazione. Prima di puntare il dito, bisogna aspettare».