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La Storia

La drammatica testimonianza: «Usa il nome di Messina Denaro per ricattarmi»

Revenge porn: la donna finita nella rete di un neomelodico di Castelvetrano

04 Settembre 2026, 05:14

05:20

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Galeotta fu la musica neomelodica. Lui originario di Castelvetrano in Sicilia, lei cinquantenne di Roma con due figli. Un like su TikTok. Poi uno scambio innocente di messaggi. Alla fine l’incontro “sotto il cupolone”. «Ci sono cascata. E mi sono innamorata», racconta la donna. Fin qui nulla di male. Ma il problema è che nel corso della relazione - durata quasi un anno - il siciliano, con l’hobby della musica napoletana, è riuscito a farsi prestare una bella sommetta con l’alibi di essere in difficoltà col lavoro. La romana, cotta a puntino, ha anche fatto da garante per l’acquisto di un’automobile. Le rate finiscono direttamente nella busta paga della cinquantenne, che nel frattempo è diventata la sua ex. «Quando ho saputo che si era trasferito dalla madre e aveva intrapreso una nuova storia, gli ho chiesto indietro i soldi. Ma lui ha cominciato a ricattarmi, dicendomi che avrebbe diffuso alcune mie foto intime. Alla mia insistenza - racconta la donna a “La Sicilia” - mi ha anche minacciato dicendomi che lui non si spaventava di nulla. Che lui per un periodo aveva vissuto nello stesso palazzo dove trascorreva la latitanza Matteo Messina Denaro.

Il boss di Castelvetrano, catturato dal Ros a Palermo tre anni fa, è morto in carcere. Ma il suo nome, comunque, continua a incutere timore. La donna è andata a denunciare - come avevamo già raccontato sulle colonne del giornale - lo scorso febbraio ai carabinieri. E lo scorso maggio ha depositato un’integrazione dove ha messo nero su bianco: «Durante la nostra frequentazione il signore riferiva più volte, vantandosene, di essere l’affittuario della stessa proprietaria di casa di Matteo Messina Denaro e di essere a conoscenza del fatto che lo stesso viveva nella casa attigua alla sua anche prima dell’arresto avvenuto nel gennaio 2023».

La donna vive nel tormento. «Ma è tutto fermo. Non capisco perché: non sono mai stata convocata per essere ascoltata. Intanto io devo fare due lavori per poter arrivare a fine mese. Mi sono fatta i conti e mi deve restituire 20mila euro. Mi sento sconfitta come donna, umiliata e in colpa. Non ho più fiducia in nessuno. Perché i carabinieri non fanno nulla?».

Anche i due legali che assistono la donna, gli avvocati Alessandro Romano’ e Giacinto Canzona, sono increduli per l’inerzia della macchina giudiziaria. «Sono passati circa sei mesi e nonostante la vigenza del "codice rosso" che tutela le donne, la signora non viene ancora convocata dalla Procura di Roma per la sua deposizione. La fattispecie di revenge porn - sostengono i due avvocati - rientra pienamente nella Legge 69/2019 che obbliga gli inquirenti ad un ascolto "rapido e protetto" della denunciante entro tre giorni dalla notizia di reato. Il ritardo appare ancora più ingiustificato e grave se si considera che a carico del denunciato si potrebbe profilare anche un’ipotesi di favoreggiamento personale essendo a conoscenza del nascondiglio di Matteo Messina Denaro durante la sua latitanza». Il ricattatore neomelodico potrebbe conoscere altri segreti, molti dei quali ancora da scoprire, del defunto stragista.