Il giallo di Riposto
Noemi «aveva paura» di rientrare nella casa diventata la sua tomba
La rivelazione: l’inquietante tassello è arrivato dai racconti dell’unico indagato
Noemi aveva paura di tornare a casa. Emerge un altro tassello nella ricostruzione della misteriosa morte della 33enne di Riposto trovata senza vita il 23 agosto all’interno della sua abitazione devastata dalle fiamme. I fari degli investigatori si stanno ora allargando alle frequentazioni e alla rete di amicizie della donna, cercando di mappare con precisione i movimenti e i contatti delle sue ultime ore di vita.
Noemi, la notte del 21 agosto, ha incontrato diverse persone. Tra queste figura il manovale ripostese di 45 anni (già identificato e interrogato dai carabinieri), che l'ha accompagnata in piena notte a bordo della sua Fiat Punto bianca fin davanti alla casa di Toni Proietto a Giarre. Proprio Proietto – attualmente l'unico indagato e colui che ha poi scoperto il corpo esanime della donna – ha riferito agli inquirenti il dettaglio inquietante: Noemi non aveva intenzione di rientrare nella propria abitazione a Riposto e gli avrebbe chiesto espressamente di poter rimanere a dormire da lui.
Un rifiuto categorico, quello di tornare a casa, che apre un interrogativo angosciante per chi indaga: Noemi temeva qualcosa o qualcuno? La richiesta della 33enne è rimasta però inascoltata. Di fronte al diniego di Toni Proietto, Noemi si è vista costretta a fare rientro a Riposto. È stato lo stesso Proietto ad accompagnarla in auto. Una volta a casa tra i due vi sarebbe stato un acceso diverbio. Una discussione che avrebbe lasciato Noemi in un profondo stato di agitazione. Poco più tardi, infatti, la donna avrebbe effettuato una drammatica videochiamata durante la quale – secondo il racconto di Toni - avrebbe manifestato l'intenzione di togliersi la vita. La posizione di Proietto, indagato per omicidio volontario, resta al vaglio della magistratura di Catania.
Agli inquirenti spetta ora il compito di districare questa complessa matassa, divisa tra l'ipotesi di un gesto estremo preannunciato in quella tragica videocall e lo scenario di un delitto mascherato dal rogo doloso dell'appartamento. Risposte decisive sono attese a breve dall'analisi scientifica dei dispositivi elettronici, i cellulari di Noemi e Toni e del secondo telefonino della giovane donna rinvenuto tra le macerie della casa, in via Circumvallazione a Riposto. Nella memoria dei dispositivi, fra chat e messaggi, potrebbe nascondersi un elemento che potrebbe dare una svolta all’inchiesta.