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Il colloquio

Giallo di Riposto, l'appello della sorella della vittima: «Chi sa qualcosa parli»

«Toni? Non un semplice amico, Noemi me lo presentò come suo compagno»

05 Settembre 2026, 16:50

16:51

Giallo di Riposto, l'appello della sorella della vittima: «Chi sa qualcosa parli»

«In questo momento voglio solo lanciare un appello per sapere chi ha fatto del male a Noemi. Vogliamo verità. Chi ha visto, sentito qualcosa, anche in forma anonima, se non vogliono metterci la faccia, insomma, ci faccia sapere qualcosa». Dopo qualche giorno di silenzio, torna a parlare Valeria (nella foto), la sorella di Noemi Impellizzeri. E relativamente al rapporto tra la vittima e Toni, ribadisce il proprio pensiero: «A me l’ha presentato come il compagno, ed erano dentro casa quel giorno quando io l'ho conosciuto per la prima volta. Quindi per me era il compagno. Era lì, era solito frequentare casa, ma c’era solo Toni. Non ha parlato di altro... me l'avrebbe raccontato. Figuriamoci per i rapporti che avevamo, sicuramente mi avrebbe detto qualcosa, se era felice, insomma, di qualche altro rapporto».

Relativamente ai telefonini usati dalla vittima (uno è stato sequestrato e sottoposto ad esami informatici per la copia forense, un secondo dispositivo è stato invece rinvenuto dal Ris mercoledì scorso durante la ricognizione scientifica nell’abitazione della donna), Noemi era solita cambiare telefoni, quindi probabilmente anche quello con la copertura azzurra rinvenuto dal Ris era il suo. «Anche se ne aveva un altro con la cover grigia» – rammenta la sorella. Valeria afferma di avere visto l’ultima volta la sorella Noemi giovedì sera, il giorno prima della tragedia. Aveva terminato il turno di lavoro e le due donne si eravamo viste come al solito nel bar che frequentavano per un aperitivo serale. Valeria, come gli altri familiari di Noemi respinge con forza la tesi del suicidio, affermando che la sorella era «solare, piena di vita, quindi è impossibile credere a una cosa del genere. Fra l'altro, se ci fosse stata davvero qualche cosa o se avesse avuto un crollo o qualunque altra situazione ce l’avrebbe detto».

Per i familiari, dunque, l'assenza di qualsiasi segnale di malessere o di un crollo emotivo rende impossibile credere alla tesi del suicidio, lasciando aperto un pressante interrogativo a cui solo gli accertamenti tecnici e scientifici potranno dare una risposta definitiva.