Il retroscena
Schiava in Egitto, il racconto shock: «Mi aveva promesso a un altro uomo in cambio di soldi»
Gli agenti allertati all'aeroporto di Palermo dalla zia della donna ragusana, vittima di anni di sevizie. Il marito respinge le accuse, ma gli accertamenti medici "certificano" le violenze subite
Trattata peggio di un animale. Prigioniera in Egitto. E addirittura trattata come merce in vendita. La storia - agghiacciante - ha per protagonista una donna ragusana che dopo anni di prigione e violenza è stata salvata grazie alla prontezza dei poliziotti palermitani che, con il coordinamento della Procura guidata da Maurizio de Lucia, hanno attivato il dispositivo di protezione dopo aver ricevuto l’allarme lanciato dalla zia della vittima che vive in Francia.
Sembra una storia tirata fuori da un vecchio manoscritto del Medioevo quella accaduta al terminal degli arrivi dell’aeroporto di Palermo a fine agosto. L’unico dettaglio che riporta ai giorni nostri sono gli aerei e il wi-fi. Internet e ha permesso alla donna, segregata dal marito al Cairo, di contattare la parente annunciandole il suo arrivo in Sicilia. La nipote ha supplicato la zia - durante brevi conversazioni fatte di nascosto dall’orco - di salvarla. La signora ha informato i poliziotti di Palermo. Gli investigatori che conoscevano i nomi di vittima e compagno hanno pianificato l’intervento il giorno dell’atterraggio del volo proveniente dall’Egitto. La donna appena ha visto gli uomini in divisa ha fatto il segno convenzionale di richiesta d’aiuto: le quattro dita di una mano chiuse. La polizia è intervenuta riuscendo a strapparla dalle grinfie del marito, che non è stato molto collaborativo con gli agenti. L’uomo, infatti, è stato identificato e denunciato per maltrattamenti in famiglia e per resistenza a pubblico ufficiale. L’egiziano ha respinto ogni accusa. E ha tentato addirittura di rintracciare la moglie per riportarla in Egitto.
La donna, invece, è stata condotta in una casa protetta. Le indagini della Polaria, coordinate dalla Procura di Palermo, hanno permesso di ricostruire la raccapricciante vicenda. Marito e moglie per un periodo avrebbero vissuto tra Palermo e Ragusa, poi si sarebbero trasferiti in Egitto dove la donna avrebbe subito sevizie e violenze. L’uomo ha detto alla polizia che le accuse mosse dalla moglie erano false. Ma la ragusana è stata visitata sia dal medico dello scalo che al Policlinico di Palermo. Dai controlli sono emersi i segni di violenze.
La vittima - come prevede il “Codice Rosso” - è stata ascoltata dagli inquirenti, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunta del dipartimento Fasce deboli, Laura Vaccaro, in ambiente protetto alla presenza di una psicologa. Il racconto è stato drammatico: «Mi sono sposata più di dieci anni fa. Quando ci siamo trasferiti al Cairo è cominciato l’incubo. Era il 2017. Mio marito mi picchiava per ogni errore commesso, non potevo telefonare, era costretta a uscire solo con lui. Non potevo lavorare e non potevo avere denaro. Mi costringeva ad avere rapporti sessuali anche contro la mia volontà.»
La donna ha deciso di scappare quando ha saputo che il marito voleva cederla in moglie a un altro uomo in cambio di denaro. In quel momento è riuscita a procurarsi il telefono e a contattare la zia utilizzando la rete wi-fi pubblica e gratuita. Da quella chiamata si è aperta la strada per la salvezza.