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l'approfondimento

La gara sul Monte Erice: il tema delle competizioni a porte chiuse e "i costi" della sicurezza

Ruoli e responsabilità: in una cronoscalata è lunga la filiera di chi decide quali sono le aree sicure e chi verifica che le prescrizioni vengano attuate. Per aumentare la sicurezza alcune organizzazioni ricorrono a personale privato

08 Settembre 2026, 06:59

07:00

La gara sul Monte Erice: il tema delle competizioni a porte chiuse e "i costi" della sicurezza

Cosa è successo sul Monte Erice la mattina di domenica, durante la prima manche della 68ª Cronoscalata, è ormai stato ricostruito. Adesso le domande della magistratura si concentrano soprattutto su due aspetti: quali presidi erano previsti su quel tratto di strada dove hanno trovato la morte due giovanissimi spettatori - Giuseppe Bisconti e Karol Greco, di 18 e 20 anni, entrambi di Belmonte Mezzagno - e come è stato gestito il pubblico.

Nelle gare di velocità in salita, infatti, la tutela non si esaurisce nelle protezioni a bordo vettura. Il regolamento italiano impone agli organizzatori un piano di sicurezza di gara con l'esatta localizzazione dei servizi d’urgenza, le procedure d’intervento, gli itinerari di evacuazione, gli ospedali allertati, il supporto delle autorità locali e, soprattutto, la definizione delle zone proibite e/o autorizzate.

Percorso e assetto organizzativo devono essere approvati dall'Aci; il delegato all’allestimento del tracciato e il direttore di gara sono tenuti all’ispezione per certificare la conformità al piano di sicurezza prima del via del primo concorrente. L’inchiesta della Procura di Trapani, con l’iscrizione di Nicoletti nel registro degli indagati per omicidio stradale, dovrà dunque ricostruire non solo velocità, traiettoria e condizioni meccaniche della vettura, ma anche l’adeguatezza delle protezioni e delle distanze di sicurezza.

Il direttore di gara Fabrizio Fondacci ha dato alcune informazioni: gli spettatori si trovavano in una zona dove non c'era alcun divieto, l'auto - che non ha frenato e arrivava dal rettilineo a una velocità compresa tra 160 e 180 km orari - li ha infatti travolti a 20 metri di distanza dalla sede stradale, finendo la sua corsa poi a 60 metri di distanza. L'impatto è avvenuto a tre metri di altezza rispetto alla carreggiata. Secondo le norme italiane sulle gare, le aree accessibili devono essere chiaramente indicate e, come requisito minimo, poste a una quota non inferiore rispetto alla strada nel tratto prospiciente. 

Tre giorni prima dell’incidente, l’Automobile Club Trapani, organizzatore dell’evento, aveva diffuso una nota interamente dedicata alla sicurezza. Il direttore di gara indicava circa 100 ufficiali di gara su 35 postazioni lungo il tracciato; 4 mezzi antincendio, due moduli attrezzati, due cisterne con riserva d’acqua e 6 carri attrezzi dislocati sul percorso. Nello stesso comunicato erano richiamate le prescrizioni per gli spettatori: rispetto delle aree di parcheggio, accessi liberi ai mezzi di soccorso, chiusura della strada al pubblico alle 5.30 e, soprattutto, obbligo di sostare esclusivamente nelle zone delimitate da reti arancioni o bandelle, mantenendosi a distanza dalla carreggiata. Era inoltre ribadito un divieto esplicito: non sostare dietro ai balloni di paglia o in aree non designate alla sicurezza.

A monitorare il pubblico sul percorso ci devono essere i commissari di percorso e le forze dell'ordine. Se uno spettatore va fatto spostare, la trafila prevede che sia il commissario a segnalarlo alla direzione di gara, che a sua volta lo comunica al delegato della Questura, che infine attiva i suoi uomini sul campo. Spesso uno dei nodi è proprio la carenza di personale sulla strada: alcune gare, per implementare il numero di uomini delle forze dell'ordine (che magari nello stesso giorno sono impegnati in diversi altri fronti), prevedono l'uso di steward a spese dell'organizzazione. Qui la sicurezza torna a essere una questione anche economica. 

Assodato che i due giovani travolti non si trovavano in area vietata, resterà da capire se la scelta delle aree da interdire abbia risposto a tutti i criteri normativi. La filiera di chi decide e chi verifica è lunga: dal direttore di gara, che ha la responsabilità dell'organizzazione, al Dap, il delegato apprestamenti di sicurezza, fino all'ispettore di sicurezza della federazione che ha il compito di controllare che le prescrizioni scritte vengano realmente applicate. I commissari di percorso devono essere disposti con, per quanto possibile, contatto visivo reciproco e collegamento radio o telefonico continuo con la Direzione gara. C'è poi il tema dei soccorsi: sappiamo che la vettura numero 54 è partita alle 11.36; l’allarme dalla postazione 9 è arrivato alle 11.37; il medico di gara e due ambulanze sono arrivate sul posto alle 11.39, altre due alle 11.42.

In realtà il punto più fragile delle cronoscalate è anche ciò che le rende irresistibili: si corre su strade vere, tra muretti, tornanti, dislivelli, case sparse e spettatori distribuiti lungo chilometri. Il rischio zero per il pubblico può essere raggiunto solo in un modo: far svolgere la competizione a porte chiuse, cioè chiudendo l'accesso al percorso. È quanto succede, ormai da oltre dieci anni, a un'altra storica gara automobilistica siciliana: la cronoscalata Giarre-Milo, sull'Etna. Qui gli enti competenti, Questura e Prefettura, sono stati categorici: nessuna autorizzazione in presenza di spettatori. Gli unici a vedere sfrecciare le vetture sono i proprietari di immobili e terreni che confinano con la strada. A permettere la scelta delle porte chiuse, in questo caso, è anche la conformazione del percorso, che si può abbastanza facilmente interdire perché sono poche le vie di accesso. Dopo la tragedia di domenica, il tema verrà probabilmente sollevato anche per il Monte Erice.