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L’inchiesta

L'assessora Amata sotto processo, la costituzione di parte civile della Regione diventa caso giuridico (e politico)

l'esponente FdI del Governo regionale cita Schifani e Galvagno come testi a difesa. Il gup: un vischioso reticolo di rapporti ispirati al favoritismo e alla logica di scambio mercantilistico

07 Settembre 2026, 23:40

L'assessora Amata sotto processo, la costituzione di parte civile della Regione diventa caso giuridico (e politico)

La polemica è servita. Anzi il caso giuridico, con uno sfondo forzatamente politico. Nel giorno della prima udienza del processo che vede imputata per corruzione a Palermo l’assessora regionale al Turismo, Elvira Amata, molti notano - e non solo i cronisti - la mancata costituzione della Regione Siciliana come parte civile. E così per tutta la giornata di ieri sono rimbalzate note e precisazioni, da Palazzo d’Orleans al Palazzo di Giustizia di Palermo. La Regione, in mattinata, ha informato la stampa dell’assenza di una notifica come parte offesa del procedimento della fissazione dell’udienza. Ma che, nonostante questo, oggi l’argomento sarebbe stato affrontato in giunta. Ma secondo fonti Ansa, il gip Walter Turturici aveva invece fatto pervenire, tramite la guardia di finanza, l’avviso dell’udienza preliminare già il 2 dicembre 2025. Mentre, come prevede la legge, non vi è obbligo di notificare il decreto che dispone il giudizio. Spetta all’interessato informarsi. E, sempre secondo la normativa vigente, l’ultimo termine utile per costituirsi è l’udienza preliminare. Quindi il tempo è scaduto. Nel pomeriggio però è arrivata un’ultima precisazione, firmata anche stavolta dall’Ansa. La Regione Siciliana chiederà al collegio del Tribunale di Palermo la rimessione in termini ai fini della costituzione di parte civile. In ogni caso, precisano fonti di Palazzo d’Orléans, qualora l’Assessora fosse condannata, la Regione conserverebbe la possibilità di agire in sede civile per l’eventuale risarcimento dei danni.

Ma torniamo al processo. L’udienza è durata pochi minuti: l’assessora Amata era presente e accompagnata dai suoi legali di fiducia, gli avvocati Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella. Le parti, accusa e difesa, hanno presentato il materiale probatorio che sarà sviscerato nel dibattimento. Nella lista dei 26 testi depositata dalla difesa ci sono, fra gli altri, il presidente della Regione siciliana Renato Schifani e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. La procura ha citato come testi i finanzieri che hanno eseguito le indagini, il consulente Mauro Manolo Belmonte e Valeria Lo Turco, ex segretaria dell’assessore regionale. Una volta concluse le questioni preliminari, il presidente del collegio Fabrizio La Cascia ha rinviato il processo al 17 ottobre.

Le accuse a carico dell’assessora sono scaturite da un filone dell’inchiesta coordinata dalla procura retta da Maurizio de Lucia che ha coinvolto anche Galvagno, imputato per corruzione in un processo parallelo. Amata avrebbe ottenuto da Marcella Cannariato, legale rappresentante della A&C Broker Srl, l'assunzione del nipote e il pagamento delle spese per l’alloggio di quest’ultimo durante i mesi di lavoro a Palermo. In cambio l’esponente della giunta regionale avrebbe finanziato con 30 mila euro la manifestazione “Donna, economia e potere” promossa dalla fondazione Marisa Bellisario, di cui Cannariato, condannata a due anni e sei mesi in abbreviato, era rappresentante regionale. L’assessora non si è dimessa e ha sempre respinto le accuse.

Sono state, intanto, depositate le motivazioni della sentenza del gup che ha condannato Cannariato. L’imprenditrice «ha instaurato - scrive il giudice - un vischioso reticolo di rapporti, ispirati al favoritismo e a una logica di scambio, quasi di tipo mercantilistico, con gli apparati pubblici regionali, rivelatisi certamente permeabili e ampiamente disponibili all’ascolto della stessa Cannariato e alla conseguente (interessata) considerazione degli interessi dalla stessa rappresentati, secondo una modalità di conduzione dell’azione politico-amministrativa certamente distante dagli imprescindibili canoni di trasparenza e imparzialità che dovrebbero ispirare la cura del pubblico interesse».