L’inchiesta
il giallo di Riposto, Noemi e la cucina diventata tomba: ai Ris 30 reperti
Il dolore della madre «Voglio giustizia, è un’agonia lenta». L’indagato Proietto ha un malore: «Penso a lei, non dormo»
Le indagini sulla tragica fine di Noemi Impellizzeri, la donna trovata impiccata nella sua abitazione a Riposto il 23 agosto, si infittiscono ora dopo ora, muovendosi in un clima di estrema tensione e scontrandosi con un impenetrabile muro di silenzio. Gli accertamenti degli inquirenti si fanno sempre più serrati, supportati dai rilievi scientifici e dalle analisi tecnologiche che potrebbero presto dare una svolta decisiva al caso.
Un tassello fondamentale è rappresentato dal sopralluogo eseguito dai Ris di Messina nell’appartamento di via Circumvallazione, il 2 settembre. Nel corso di una ricognizione durata oltre otto ore, gli specialisti dell’Arma hanno isolato e raccolto una trentina di reperti. Controlli minuziosi sono stati effettuati anche sul furgone con targa olandese di proprietà di Toni. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori è finito anche il secondo cellulare appartenente a Noemi, che i carabinieri hanno rinvenuto sepolto dalle masserizie incenerite dal fuoco. Il rogo, infatti, ha devastato e distrutto i primi due ambienti della casa, risparmiando la cucina, ovvero il locale in cui la donna è stata trovata ormai priva di vita dall’amico speciale Toni Proietto, l’operaio giarrese attualmente unico iscritto nel registro degli indagati per l’ipotesi di omicidio volontario e ultima persona ad aver visto Noemi viva. I riflettori degli investigatori restano puntati anche su un secondo uomo: il manovale ripostese 45enne che ha accompagnato la vittima proprio a casa di Proietto la sera della tragedia.
Nel frattempo, la fortissima pressione mediatica e giudiziaria delle ultime ore ha provocato un duro contraccolpo sul fronte personale. Ieri, un malore improvviso ha bloccato Proietto a poche ore dall’ingresso negli studi televisivi di Canale 5, dove era atteso insieme al proprio difensore per partecipare a una trasmissione di approfondimento sul caso. Nella tarda mattinata di ieri, l'indagato si è presentato spontaneamente al pronto soccorso del presidio ospedaliero di via Forlanini a Giarre, accusando sintomi riconducibili a un severo crollo emotivo e psicofisico. Rimasto a lungo in osservazione in astanteria per il monitoraggio dei parametri vitali, l’uomo è apparso visibilmente scosso e provato: «Continuo a pensare a quella ragazza. Non dormo più. Troppe calunnie. Per una verità che ancora non si scopre», ha confessato ai presenti. Toni, in serata, si è appreso, è stato dimesso. Frattanto proprio sulla ricerca di questa verità che si leva, straziante, il grido di dolore della famiglia della vittima. La mamma di Noemi, Sara Sturiale chiede che si faccia piena luce: «Sono trascorsi 15 giorni dalla tragica morte di mia figlia. Voglio che si faccia giustizia al più presto. È un’agonia lenta, un vero delirio...».