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Il caso

Dalla pallamano alla pallanuoto e il calcio: quando lo sport a Siracusa fa i conti con l'impiantistica non idonea

L'Albatro ad Agrigento per le gare in Europa di pallamano è solo l'ultimo di tanti casi, basti pensare all'Ortigia nella pallanuoto mentre lo stadio De Simone versa ancora in condizioni fatiscenti

08 Settembre 2026, 17:53

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La pallamano europea costringe l’Albatro Teamnetwork a emigrare da Siracusa ad Agrigento. È l’ultimo, in ordine di tempo, dei segnali che raccontano le difficoltà dell’impiantistica sportiva siracusana, un problema che coinvolge società, atleti, tecnici e tifosi e che rischia di compromettere la crescita delle principali realtà cittadine.

Quando una squadra conquista il diritto di disputare una competizione internazionale, dovrebbe poter vivere l’appuntamento davanti al proprio pubblico, nella propria città. Per l’Albatro, invece, le partite europee dovranno essere giocate lontano da Siracusa, a causa dell’assenza di una struttura idonea a ospitare gli incontri secondo gli standard richiesti.

Una situazione che non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi anni anche il Circolo Canottieri Ortigia, impegnato nelle competizioni europee di pallanuoto, ha dovuto cercare soluzioni fuori provincia. La piscina Caldarella della Cittadella dello Sport, essendo una struttura scoperta, non ha potuto ospitare alcune gare internazionali. Il club si è così spostato a Nesima, a Catania, arrivando in alcuni casi anche a trasferirsi a Milano.

Palestre e impianti ancora inutilizzabili

Il quadro non migliora sul fronte degli spazi destinati agli allenamenti. Nei giorni scorsi Michele Mangiafico, esponente di Civico 4, ha evidenziato le difficoltà vissute dalle società sportive, costrette a dividersi una disponibilità limitata di strutture.

Attualmente, infatti, la palestra Pino Corso, ex Akradina, rappresenta uno dei pochi impianti realmente utilizzabili con continuità. Restano invece fuori servizio il Pala Lo Bello, il pattinodromo della Cittadella dello Sport e il polisportivo di via Lazio. Una condizione che riduce drasticamente le ore a disposizione delle società e rende complicata la programmazione dell’attività settimanale, soprattutto per i settori giovanili.

Allenarsi in modo adeguato non è un dettaglio. Significa garantire continuità, sicurezza e qualità del lavoro. Quando gli spazi non bastano, le società sono costrette a ridimensionare gli allenamenti, a modificare gli orari o, in alcuni casi, a rinunciare a parte dell’attività.

La promessa della Pizzuta

All’orizzonte resta il completamento della struttura polifunzionale della Pizzuta, destinata a ospitare il palaindoor e nuovi spazi per rugby e basket. Un’opera attesa, che potrebbe contribuire ad alleggerire la pressione sugli impianti esistenti e offrire nuove opportunità a diverse discipline.

Ma, in attesa che il cantiere si completi e l'area diventi pienamente operativa, Siracusa continua a scontare un deficit strutturale significativo. Le società sono chiamate a competere ai massimi livelli, ma spesso senza poter contare su impianti adeguati alla categoria e agli obiettivi raggiunti.

Anche il calcio alle prese con il “De Simone”

Le criticità non riguardano soltanto gli sport meno esposti all’attenzione del grande pubblico. Anche il calcio, la disciplina più popolare, deve fare i conti con una situazione tutt’altro che rassicurante.

Lo stadio Nicola De Simone, principale impianto sportivo della città, non ha ancora la tribuna coperta pienamente agibile a causa dei lavori per la sostituzione delle balaustre (già due gare interne, fra Coppa e campionato, giocate con il settore coperto off limits). Inoltre, la tribuna stampa e gli altri settori dello stadio mostrano condizioni di degrado e fatiscenza che non restituiscono un’immagine all’altezza della storia e del seguito del Siracusa.

I lavori in corso rappresentano un passaggio necessario, ma non possono esaurire il tema della riqualificazione. Servono interventi complessivi, capaci di restituire funzionalità, sicurezza e dignità a una struttura centrale per la vita sportiva cittadina.

Una città che gioca fuori casa

Il rischio è che Siracusa continui a essere una città ricca di società, talenti e passione, ma povera di impianti moderni. Una contraddizione evidente, soprattutto per un territorio che può vantare realtà capaci di confrontarsi a livello nazionale e internazionale.

L’Albatro ad Agrigento, l’Ortigia costretta a peregrinare tra Catania e Milano, le società senza palestre sufficienti e il “De Simone” ancora lontano da una piena riqualificazione compongono una fotografia difficile da ignorare.

Per una città che aspira a valorizzare lo sport come strumento educativo, sociale e turistico, l’impiantistica non può essere considerata una questione secondaria. Ogni gara disputata lontano da casa è un’opportunità persa, una penalizzazione per gli atleti e una brutta cartolina per Siracusa. L’ennesima.