Il film a Monte Po
Altro che videoclip neomelodico, a Catania è andata in scena una puntata di Gomorra
Le carte della convalida dei fermi. Le tensioni fra i due clan discusse anche dai boss in carcere
Altro che videoclip neomelodico. Quello che i carabinieri hanno guardato dalle immagini estrapolate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza installato in via Leonardo Vigo numero 1 a Catania è un film, tragicamente, reale. L’anteprima di un’azione di fuoco. Il prologo della violenza. La gip Dorotea Catena, nell’ordinanza di convalida dei fermi eseguiti venerdì scorso, ha ricostruito - come una diretta di una puntata di Gomorra - quello che è avvenuto il pomeriggio del 26 agosto a Monte Po. Il prequel del film però, non va dimenticato, è la sparatoria a Motta Sant’Anastasia di tre giorni prima. Ma torniamo alle immagini immortalate dalle telecamere a Monte Po: Salvatore Angelo Salamone è giunto in via Vigo alle 14.12 in sella a una moto. Alle 15.59 Damiano Aurora ha passato a Salamone una pistola, che nello stesso momento ha occultato, all’interno della cassetta della posta pubblicitaria, l’involucro con i 19 proiettili per il kalashnikov che poi i carabinieri di Nesima hanno sequestrato.
A Catania giovani armati erano pronti a fare la guerra, i sei fermi convalidati I NOMI
Il gruppo, con pistole e tute mimetiche, è stato notato in via Leonardo Vigo tre giorni dopo la sparatoria avvenuta a Motta
Alle 17.46 è entrato in scena Agatino Zuccaro che ha aiutato Salamone a recuperare, da dietro un container, una borsa argentata e uno zaino. Zuccaro però è stato visto la prima volta sotto i portici del palazzo alle 14.36. Era alla guida di un Honda Sh noleggiato. Alle 16.06 l’occhio elettronico lo ha immortalato mentre puliva una pistola. Michele Spampinato, quando sono arrivati i carabinieri alle 17.12, è fuggito portandosi dietro un giubbotto antiproiettile maculato e una tracolla (anche questi poi sequestrati dai militari). Salvatore Puglisi è ripreso dalle telecamere a torso nudo alle 17.02. Un minuto dopo ha indossato la giacca da soccorritore 118 con due pistole infilate nei pantaloni. Alle 17.04 ha deposto le armi a terra dietro un pilastro del porticato. Kevin Giglio - il giovane fermato perché coinvolto nella sparatoria di Motta - alle 17.04 aveva in mano una pistola indossando dei guanti in lattice. Per la gip la preparazione armata in via Vigo «era collegata e aveva origine dalle contrapposizioni fra opposte fazioni della criminalità organizzata». Precisamente la faida - per la migrazione mafiosa di Oreste - fra il gruppo degli Strano di Monte Po e i Cursoti Milanesi. Una questione dibattuta (ma senza esito) anche dagli esponenti di vertice delle due fazioni detenuti in carcere: «Si sono ammazzati anche quelli, i cristiani grandi del carcere, sia qua di Monte Po l’altro fratello che sia questo di qua il responsabile di loro». Una conversazione che per la giudice, che lunedì ha convalidato i sei fermi della Dda di Catania eseguiti da carabinieri e squadra mobile, «deve ritenersi certamente riferibile al sodalizio sorpreso e disperso dai carabinieri in via Leonardo Vigo, confermando come l’azione in corso di preparazione fosse un’azione di fuoco di rappresaglia contro il gruppo rivale dei Cursoti Milanesi, sventata unicamente dal tempestivo intervento dei militari».