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il delitto del parco

Diabolik, dopo sei anni la svolta: sette arresti e il nome del boss dietro l’omicidio

Michele Senese è indicato come mandante apicale dell’agguato al Parco degli Acquedotti. L’inchiesta ricostruisce una guerra per il controllo del narcotraffico nella Capitale

09 Settembre 2026, 11:23

Diabolik, dopo sei anni la svolta: sette arresti e il nome del boss dietro l’omicidio

A sei anni dall'omicidio di Fabrizio Piscitelli, l'ultrà della Lazio conosciuto come Diabolik, arriva una nuova svolta nelle indagini. Carabinieri e polizia hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone ritenute coinvolte, a vario titolo, nella pianificazione e nell'organizzazione del delitto. Tra gli indiziati figura Michele Senese, storico boss dell'omonimo clan, indicato dagli investigatori come il mandante apicale dell'omicidio.

Piscitelli fu ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, a Roma, con un colpo di pistola alla testa. Secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza del gip, l'omicidio sarebbe maturato nell'ambiente del narcotraffico romano e avrebbe avuto anche una precisa funzione interna alle dinamiche criminali: riaffermare il potere del clan Senese su un proprio affiliato che, secondo gli inquirenti, si era progressivamente reso autonomo.

Senese, secondo l'accusa, avrebbe fornito l'assenso preventivo determinante per l'eliminazione di Piscitelli. Il provvedimento giudiziario lo descrive come uno storico boss del sodalizio, ancora considerato alla guida del clan nonostante sia detenuto da oltre dieci anni.

Tra gli arrestati c'è anche Leandro Bennato, ritenuto dagli investigatori mandante e organizzatore del delitto e al vertice di un gruppo criminale attivo nella Capitale. Secondo la ricostruzione accusatoria, Bennato avrebbe deciso l'eliminazione di Piscitelli, considerato un concorrente scomodo nel mercato della cocaina, con l'obiettivo di estrometterlo e rafforzare il controllo criminale nell'area della Tuscolana.

A Bennato viene contestato anche un ruolo operativo nella preparazione dell'agguato. Avrebbe effettuato sopralluoghi preliminari e, il giorno dell'omicidio, fornito supporto logistico al presunto esecutore materiale, Raul Esteban Calderon, accompagnandolo sul posto a bordo di uno scooter rubato.

Un ruolo di «gancio» e di mandante, secondo gli inquirenti, sarebbe stato invece ricoperto da Alessandro Capriotti, descritto come broker della cocaina. Sarebbe stato lui a fissare con Piscitelli un appuntamento nel pomeriggio del 7 agosto 2019, alla panchina del parco di via Lemonia, alle 19. Un incontro che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato in realtà una trappola: il presunto sicario era già appostato nelle vicinanze, travestito da runner, pronto a entrare in azione.

Il gip definisce l'omicidio come un'azione realizzata con metodo mafioso e finalizzata ad agevolare il clan Senese, considerato egemone nell'area in cui avvenne il delitto. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di omicidio aggravato dal metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

Secondo l'ordinanza, l'eliminazione di Piscitelli sarebbe stata legata anche al mancato rispetto degli equilibri economici interni al clan. Pur essendo considerato affiliato al gruppo Senese, Diabolik avrebbe acquisito una crescente autonomia nel traffico di stupefacenti e avrebbe rifiutato di versare al sodalizio una quota adeguata dei profitti. Agli investigatori risultavano versamenti nell'ordine di 2-3 mila euro al mese, ritenuti irrisori rispetto ai quantitativi di droga che, secondo l'accusa, sarebbero stati commercializzati.

L'inchiesta fotografa inoltre un sistema criminale nel quale diversi gruppi avrebbero raggiunto accordi per tutelare i rispettivi interessi nel lucroso mercato della droga nella Capitale. Una rete che, secondo il gip, avrebbe consentito la collaborazione tra differenti compagini criminali.

Nelle quasi 800 pagine dell'ordinanza, il giudice evidenzia anche il livello di pericolosità degli indagati e il rischio di nuove azioni violente. Il provvedimento cita la contrapposizione tra il gruppo albanese riconducibile a Elvis Demce e quello di Giuseppe Molisso e Leandro Bennato, sotto l'egida del clan Senese. Tra gli episodi richiamati figurano il tentato omicidio di Bennato, gli appostamenti sotto l'abitazione di Fabrizio Fabietti, il tentato omicidio di Molisso e l'aggressione in carcere ai danni di Calderon.

Secondo il gip, proprio la sequenza di arresti eseguiti negli ultimi anni avrebbe contribuito a evitare ulteriori fatti di sangue. Il giudice parla di circostanze allarmanti e ritiene concreto, in caso di libertà degli indagati, il rischio della commissione di nuovi reati della stessa natura.

La nuova operazione riporta così al centro dell'inchiesta l'omicidio di Piscitelli e le complesse dinamiche della criminalità organizzata romana. Per gli indagati, tuttavia, si tratta di accuse ancora da sottoporre al vaglio dei successivi gradi di giudizio e resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino a una eventuale sentenza definitiva.