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Palermo

Il sindaco Lagalla uomo solo in aula: manca il numero legale, la Relazione sul programma slitta a oggi

L'opposizione: «La sua coalizione gli stacca la spina». Ma dalla maggioranza «nessuna intenzione di mancargli di riguardo»

10 Settembre 2026, 06:30

Palazzo Comitini Palermo

Palazzo Comitini

Il caso. Si alza livido dalla fila di giunta, Roberto Lagalla, alla comunicazione del tavolo di presidenza che no, non c’è il numero legale, che la sua stessa maggioranza non è stata in grado di cementare. E la Relazione sul programma del primo cittadino è rinviata a oggi a mezzogiorno, unico appello. Sibila, a favore di troppe orecchie: «Me ne ricorderò quando parleremo di partecipate...». L’opposizione dà alle stampe un lapidario comunicato in appendice all’«ennesima prova di sciatteria» - questa l’espressione di vari consiglieri - mentre quella dei diciannove di maggioranza è una spicciolata lenta.

Il caso, nel duplice senso della grana che scoppia e del fato avverso. Perché, tutti lo sanno, quello è. Come tutti sanno pure, però, che la fortuna va aiutata. Un caso, che le tre delle sette assenze fatali siano state registrate nelle file di Fratelli d’Italia, circostanza che ha stappato non poche dietrologie d’occasione. Mancavano due consiglieri-assessori, quello comunale alla Cultura, Antonio Rini, e il suo omologo regionale Francesco Paolo Scarpinato, più Tiziana D’Alessandro, presidente della seconda commissione. Lei è esponente vicina alla parlamentare meloniana Carolina Varchi, come del resto Brigida Alaimo, attuale vicesindaco (lei puntuale al banco) ma, come altri, non ha partecipato per pregressi inderogabili impegni. Stessa storia per Sabrina Figuccia, capogruppo leghista, costretta a Roma da impegni nazionali di partito. Quindi, nessuno attacca nessuno e tutti manifestano l’assoluta mancanza di intenzione di mancare di riguardo al sindaco. Prende piede la pista della cattiva organizzazione e del peggiore coordinamento. E del caso: impossibile, se non per esprimere sincero cordoglio, citare l’assenza del consigliere del gruppo del sindaco, Ottavio Zacco, colpito da un grave lutto. Assenza sacrosanta che fa il paio con quella del collega di gruppo Antonino Abbate. Nella lista anche Giovanna Rappa della Dc. Fisiologia consiliare, insomma, per la maggioranza: l’opinione diffusa è che non ci siano colpevoli ma il sindaco non andava esposto alla figuraccia. A risuonare, secondo le opposizioni, sono le campane del silenzio già avvertite in occasione della recente dichiarazione di Lagalla circa la disponibilità «naturale» alla ricandidatura, scandite in queste ultime settimane dalle uscite di Varchi, che ha però poi precisato il senso di iniziativa politica del suo progetto aggregativo “Palermo Capitale”; dell’assessore regionale forzista Edy Tamajo, che ha auspicato «un sindaco più vicino al territorio». E, da ultimo, del deputato leghista Vincenzo Figuccia, che ha annuito alla possibilità, dietro eventuale richiesta dei suoi comitati di quartiere, di candidarsi. «La risposta alla disponibilità di Lagalla a ricandidarsi - sferzano Pd, Avs, Oso Controcorrente, M5s, Progetto Civico Italia, misto - è arrivata dalla stessa maggioranza. Un appuntamento istituzionale e politico fondamentale, saltato perché i partiti che lo sostengono non hanno garantito i numeri. Lagalla non può continuare a governare come se nulla fosse. Sono stati i suoi a staccare la spina».

Sullo sfondo, la puntuale censura di Noi Moderati, con la deputata Ars Marianna Caronia: «Sosteniamo e staremo sempre con il centrodestra quando governa bene e rifiuta logiche di inciucio, ma soprattutto quando è capace di dare risposte concrete ai troppi problemi irrisolti della città». Caronia - si legge - «traccia una linea di netta demarcazione rispetto all’attuale gestione del Comune». «Per coerenza con i nostri valori - aggiunge la deputata - non possiamo riconoscerci nella maggioranza “arlecchino” di Lagalla. Non ci sediamo al banchetto della spartizione delle poltrone nelle partecipate, gioco di potere mentre la città è paralizzata».