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Perché se l'eruzione è finita l'Etna emette ancora cenere? Gli esperti: «È un fenomeno normale dopo l'estate eruttiva»
Dopo i parossismi di agosto il vulcano si assesta e i condotti liberano gas e materiale residuo
Dalla sommità dell’Etna continua a levarsi cenere vulcanica, ma la notizia più rilevante per la Sicilia e per i viaggiatori riguarda lo scalo di Catania-Fontanarossa: l’aeroporto internazionale “Vincenzo Bellini” prosegue regolarmente le operazioni di volo, senza interruzioni.
Le emissioni osservate il 9 settembre 2026 rientrano nel quadro evolutivo atteso dagli esperti dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) dopo l’intensa attività di agosto. Non si profila l’imminente avvio di una nuova fase parossistica: si tratta, spiegano i tecnici, di un fisiologico assestamento del sistema sommitale, con gas caldi e residui di cenere intrappolati nei condotti craterici che vengono spinti all’esterno senza dare origine a una colonna eruttiva sostenuta.
Il contesto attuale segue di due giorni un episodio ripreso dalle telecamere visive e termiche dell’INGV: il 7 settembre un’emissione sospinta verso sud ha portato a elevare a “rosso” il codice colore del VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation). Il passaggio di livello ha alimentato dubbi nell’opinione pubblica, rendendo necessaria una puntualizzazione. Il VONA è uno strumento strettamente aeronautico, indirizzato a piloti, compagnie e controllori del traffico per segnalare la presenza di cenere in quota.
L’attribuzione del codice rosso non comporta automaticamente la chiusura di piste e piazzali: le decisioni operative spettano alle autorità aeronautiche e alla direzione aeroportuale, che valutano densità della nube, direzione e intensità dei venti alle diverse quote, nonché l’eventuale contaminazione al suolo.
Sul versante della protezione pubblica, il livello di allerta per la popolazione, gestito dal Dipartimento della Protezione Civile, resta fissato al colore giallo, accompagnato dalla fase di preallerta in vigore dalla fine di giugno.
Per comprendere i fenomeni di settembre occorre ripercorrere la sequenza estiva. Tra il 30 luglio e il 2 agosto l’Etna ha prodotto esplosioni stromboliane, fontane di lava e colate.
L’attività è poi ripresa, in forma più articolata, tra il 6 e il 23 agosto, coinvolgendo i crateri sommitali (Voragine, Bocca Nuova e Cratere di Nord-Est) e il versante orientale. Nella seconda metà del mese, flussi lavici alimentati da bocche a quote diverse sono scesi verso la Valle del Bove: il 18 agosto si è aperta una bocca effusiva a circa 3.060 metri, mentre un’ulteriore apertura a 1.900 metri ha spinto un fronte lavico fino a quota 1.315 metri nell’area di Rocca Musarra.
L’analisi delle ricadute a 13 chilometri dalla Voragine ha confermato la diffusione di materiale piroclastico molto fine sui fianchi del vulcano. Tra il 24 e il 30 agosto l’attività si è attenuata, concentrandosi soprattutto al Cratere di Nord-Est, con deboli emissioni, un flusso costante di anidride solforosa e valori medi di tremore vulcanico.
Anche quando la nube appare poco appariscente, l’attenzione per la navigazione aerea resta elevata. La cenere vulcanica non è un residuo morbido di combustione: è composta da frammenti abrasivi di roccia e vetro magmatico inferiori a 2 millimetri, spesso invisibili ai radar meteorologici convenzionali.
Se aspirate dai turbogetti, queste microparticelle possono fondere nelle camere di combustione ad alta temperatura, depositarsi sulle parti meccaniche e provocare lo spegnimento o il danneggiamento dei motori. Inoltre, possono opacizzare i parabrezza, ostruire i tubi di Pitot e altri strumenti di bordo. Al suolo, la ricaduta di materiale riduce l’aderenza dei carrelli in rullaggio e atterraggio.
Per questo, il protocollo d’emergenza prevede un costante flusso informativo integrato tra INGV, ENAC, ENAV e gestori dello scalo di Catania.
INGV e Protezione Civile ricordano che definire l’attuale quadro un “fenomeno normale” non equivale ad assenza di pericolo. L’Etna è un vulcano in persistente disequilibrio e non si possono escludere rapide transizioni verso fasi più energetiche ed esplosive.
Nelle aree interessate dalla ricaduta di polveri si raccomanda di chiudere le finestre e utilizzare mascherine filtranti e occhiali protettivi, con particolare attenzione a bambini, anziani e persone con patologie respiratorie o cardiache.
La cenere raccolta in cortili, terrazze e grondaie non va rimossa a secco né gettata nei tombini, per evitare l’occlusione della rete fognaria: lo smaltimento deve seguire le disposizioni dei Comuni.
Per chi intende salire in quota, l’accesso alle zone sommitali resta disciplinato da specifiche ordinanze che impongono l’obbligo di accompagnamento con guide alpine e vulcanologiche autorizzate.