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«Altro che bar degli orrori, nessuna chiusura e accertamenti in corso», la difesa dell'attività sottoposta a controlli
La lunga replica del bar di piazza Michelangelo che nei giorni scorsi è stata oggetto dell'ispezione della task force di ASP, Corpo Forestale e polizia municipale
Non ci sta a passare per «il bar degli orrori» l'attività commerciale di piazza Michelangelo a Catania che nei giorni scorsi è stata oggetto dei controlli della task force di ASP, Corpo Forestale e polizia municipale.
Il risultato - stando a quanto riferito dal comunicato inviato due giorni fa dalla Questura - è stato «il sequestro di 210 chilogrammi di derrate, tra salumi, formaggi e margarina, con contestuale distruzione dei prodotti non idonei alla commercializzazione; sanzioni per 6.000 euro per l’assenza di tracciabilità e per 2.000 euro per la mancata applicazione delle procedure HACCP, in particolare per il mancato aggiornamento delle schede giornaliere di rilevazione delle temperature»; infine «la sospensione della Scia con chiusura dell’attività per cinque giorni».
Ma il bar, di cui le forze dell'ordine non hanno diffuso il nome, non ci sta e tramite l'avvocato Massimo Ferrante contesta parte di questa ricostruzione, a cominciare dalla chiusura: «Deve essere smentita, allo stato degli atti conosciuti dal titolare, la circostanza secondo cui l’attività sarebbe stata destinataria di un provvedimento di chiusura per cinque giorni. Al titolare - scrive in una lunga nota il legale - non è stato notificato alcun provvedimento che disponga cinque giorni di chiusura dell’esercizio, né risulta notificata alcuna sospensione della SCIA. L’accostamento mediatico tra le contestazioni relative agli alimenti e una presunta chiusura dell’esercizio rischia pertanto di creare nel lettore la convinzione che sia stato adottato un provvedimento che, allo stato, non risulta essere stato notificato».
La difesa, in realtà, è molto più ampia e riguarda soprattutto i toni con cui la stampa ha dato spazio alla notizia. «Non si può trasformare una serie di contestazioni amministrative e di accertamenti ancora in corso nella rappresentazione pubblica di un’attività commerciale come un luogo degli “orrori”». Secondo l'avvocato, il locale sarebbe stato identificato da molti utenti che sui social, a commento della notizia, si sono lasciati andare a «una serie di commenti, accuse, inviti al boicottaggio e giudizi fortemente lesivi della reputazione commerciale» del proprietario.
«Dalla documentazione conservata dal titolare - scrive il legale - risultano commenti nei quali si invita apertamente il pubblico a non frequentare l’esercizio, si formulano giudizi gravemente negativi sull’igiene dei locali e si attribuiscono all’attività condotte e precedenti che nulla hanno a che vedere con quanto, allo stato, definitivamente accertato. Si arriva persino a sostenere, da parte di singoli utenti e sotto la loro esclusiva responsabilità, di avere subito in passato disturbi intestinali dopo avere consumato prodotti dell’esercizio. Altre pagine social - continua - hanno ulteriormente esasperato i toni, utilizzando espressioni scatologiche e offensive, associando la notizia dei “210 kg” a riferimenti alla diarrea e arrivando a descrivere, in termini evidentemente sarcastici e denigratori, le attività del settore alimentare cittadino».
Per quanto riguarda i 210 chili di alimenti sequestrati, dal bar ci tengono a precisare che «una parte importante delle contestazioni riguarda la tracciabilità. Sul punto il titolare dispone della documentazione e delle fatture relative all’acquisto della merce. Per quanto riguarda alcune contestazioni - continua il legale - la questione attiene invece alle modalità di etichettatura e identificazione degli alimenti conservati negli appositi contenitori interni – con indicazione, ad esempio, del prodotto, del lotto e della relativa data – e non può essere automaticamente equiparata alla presenza nell’esercizio di alimenti di provenienza sconosciuta. Anche per gli alimenti sottoposti a sequestro occorre evitare conclusioni anticipate. Solo una parte è stata destinata alla distruzione, mentre per una parte rilevante dei prodotti sequestrati, tra cui margarina, prosciutto e formaggi, il Tribunale di Catania ha disposto analisi di laboratorio, proprio al fine di verificarne le condizioni e accertare tecnicamente la fondatezza delle valutazioni formulate in sede di controllo circa la loro non idoneità al consumo umano. Se l’Autorità giudiziaria ha ritenuto necessario disporre accertamenti di laboratorio, è evidente che l’esito di tali accertamenti deve essere atteso prima di trasformare una valutazione effettuata durante il controllo in una conclusione definitiva».
Il titolare annuncia di voler collaborare con l’ASP, il Corpo Forestale e la Polizia Municipale. Allo stesso tempo, eserciterà nelle sedi previste dalla legge il proprio diritto di contestare i verbali e gli accertamenti che ritiene non corrispondenti alla realtà dei fatti. «Non si chiede alcun trattamento di favore - conclude la nota - Si chiede soltanto che, fino alla conclusione degli accertamenti, una contestazione resti una contestazione e non venga trasformata in una sentenza».
