Rifiuti
Termovalorizzatore di Catania, il livello di tutela scende da 3 a 1 in una notte. Il Pd: «Come ha fatto a sparire un bosco?»
Agli atti della prima Conferenza dei servizi sull'inceneritore di Pantano d'Arci spunta una rimodulazione, al ribasso, dei regimi di protezione dell'area di progetto
Il livello di tutela scende da tre a uno, nella procedura per la costruzione dell'inceneritore di Catania: prima lì probabilmente non si poteva fare l'impianto, adesso si può. La decisione emerge dagli atti depositati alla prima seduta della Conferenza dei servizi necessaria per concedere, oppure no, il Paur (Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale ) all'impianto per bruciare 300mila tonnellate d'immondizia l'anno alla zona industriale di Catania.
Prima seduta fissata per il 27 agosto, il 26 dello stesso mese - cioè un giorno prima - l'assessorato regionale dei Beni culturali e dell'identità siciliana modifica il regime normativo «limitatamente al terreno in contrada Pantano d'Arci». Nel provvedimento dell'assessorato, passato in rassegna anche dalle numerose associazioni ambientaliste e civiche impegnate a occuparsi del procedimento autorizzatorio seguito dai termovalorizzatori, si raccontano i dettagli dell'iter della rimodulazione del vincolo.

Il Piano paesaggistico di Catania e i livelli di tutela
L'area di Pantano d'Arci alla zona industriale di Catania è ufficialmente sottoposta a livello di tutela 3 dal Piano paesaggistico della provincia etnea adottato il 3 ottobre 2018. Nelle norme di attuazione, a proposito della tutela di livello 3, si legge: «In tali aree sono consentiti solo interventi di manutenzione, restauro e valorizzazione paesaggistico-ambientale». Sono consentite anche «ristrutturazioni edilizie esclusivamente su edifici che non necessitino dell'apertura di nuove piste, strade e piazzali».
«Le aree con livello di tutela 3 - continuano ancora le norme - potranno essere oggetto di progetti finalizzati alla valorizzazione della risorsa paesaggistica, alla valorizzazione degli usi agricoli tradizionali e a interventi di riforestazione con l’uso di specie autoctone basate anche sullo studio della vegetazione potenziale e/o su eventuali testimonianze storiche».
Va da sé che la costruzione di un termoutilizzatore per recuperare energia dalla spazzatura indifferenziata prodotta in mezza Sicilia non sembrerebbe rientrare fra gli usi di quella porzione di territorio consentiti dal Piano paesaggistico. E però il 10 giugno 2026 l'Ispettorato ripartimentale delle foreste di Catania è costretto a «constatare l'attuale assenza di copertura forestale artificiale (eucalyptus) per azione antropica» e che, pertanto, secondo la legge, «non sussistono i requisiti per definire boschiva l'area in esame».

Il commissario al posto della commissione
La Soprintendenza il 30 giugno 2026 chiede alla Speciale commissione dell'Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio di accordare la rimodulazione dei regimi di protezione, abbassandola, visto il «limitato interesse paesaggistico» dell’area e la sua idoneità alla realizzazione dell'impianto. Del resto, dice ancora la Soprintendenza, quella è la zona industriale, gli elementi antropici e i capannoni certo non mancano.
Due settimane dopo, con una nota ulteriore, sempre la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Catania sottolinea che, avendo visto il progetto del termovalorizzatore, può dirsi che l'impianto sia «concepito come architettura del paesaggio con un approccio improntato alla sostenibilità ambientale, contemplando, altresì, un cospicuo incremento del verde».
Il fatto è che la Speciale commissione dell'Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio viene sostituita, sempre per decreto dell'assessore regionale Francesco Paolo Scarpinato, da un commissario ad acta nominato proprio per il progetto del termovalorizzatore di Catania.

Il commissario è il dirigente generale dello stesso assessorato, Mario La Rocca, che il 31 luglio 2026 - dieci giorni dopo essere stato nominato - approva la riduzione delle tutele.
A quel punto è praticamente fatta. Ci sono alcune altre interlocuzioni finché il 26 agosto Scarpinato firma l'ufficialità del "declassamento". Il 27, quindi, quando si apre la Conferenza dei servizi, la tutela è già ridotta. Tra le cose che ambientalisti e ambientaliste scoprono in sede di confronto regionale, c'è anche che, almeno per una fase, nell'inceneritore catanese sembra essere previsto il trattamento anche di rifiuti con codice EER 19.12.12. Bisognerà mettere le rassicurazioni per iscritto.
Le integrazioni, le associazioni e le interrogazioni del Pd
Il 2 agosto, inoltre, le società hanno presentato un elenco di 14 documenti integrativi. Che, infatti, includono anche questo tema nella richiesta di un'inchiesta pubblica, formulata dalle sezioni siciliane di Legambiente, Wwf, Zero Waste, Lipu, Associazione idrotecnica italiana, Cgil, Arci, Federconsumatori e Italia Nostra.
«L’Ufficio speciale per la valorizzazione energetica e la gestione del ciclo dei rifiuti ha chiesto al dipartimento regionale dell’Ambiente di consentire la presentazione di eventuali osservazioni da parte del pubblico per altri 15 giorni - è la replica immediata che arriva dal presidente della Regione, che è anche commissario straordinario per i rifiuti - L’iniziativa è finalizzata a garantire la più ampia partecipazione al procedimento».
Anche il Partito democratico non intende restare indietro, e annuncia interrogazioni in Consiglio comunale a Catania e all'Assemblea regionale siciliana.
«È una vergogna che l'assessorato modifichi il livello di tutela della particella del termovalorizzatore esattamente il giorno prima della Conferenza dei servizi - sottolinea il deputato nazionale e segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo - Inoltre c'è un tema: nei documenti è scritto che il bosco di eucalipti non c'è più per ragioni antropiche. La normativa in proposito elenca anche l'ipotesi degli incendi: cos'è successo lì? Il bosco non c'è più perché è seccato, perché qualcuno lo ha distrutto, o perché qualcuno lo ha bruciato? E se è stato bruciato, quell'area non dovrebbe essere inserita nel catasto dei soprassuoli percorsi dal fuoco e dunque essere inedificabile?».
Le risposte a queste domande, anticipa Barbagallo a La Sicilia, dovranno arrivare nelle sedi opportune: «Faremo un'interrogazione agli uffici dell'Urbanistica del Comune di Catania e un'altra all'assessorato ai Beni culturali della Regione Siciliana. Noi vogliamo, e dobbiamo, vederci chiaro».