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il caso

Additivo tossico nel carburante dei migranti: l'inchiesta del Centro Antiveleni svela il mistero dei morti a bordo

I casi registrati tra il 2024 e il 2025 portano alla scoperta di una sostanza nociva nei serbatoi che ha reso necessarie trasfusioni urgenti

11 Settembre 2026, 17:29

17:31

Additivo tossico nel carburante dei migranti: l'inchiesta del Centro Antiveleni svela il mistero dei morti a bordo

Una trappola chimica, invisibile e letale, si annidava nei serbatoi delle imbarcazioni cariche di migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Tra il 2024 e il 2025, a Lampedusa si è registrata una drammatica serie di gravi intossicazioni acute che ha provocato la morte di due persone.

A chiarire l’origine dei malori è stato uno studio clinico e tossicologico del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, diretto dal professor Carlo Locatelli, che ha individuato come causa la N-metilanilina, un additivo chimico impiegato illegittimamente per potenziare le prestazioni dei motori delle cosiddette “carrette del mare”.

Il composto, rilevato sia nei campioni biologici dei pazienti sia nei campioni di carburante, induce una rara e potenzialmente fatale alterazione del sangue, la metemoglobinemia: in questa condizione l’emoglobina perde la capacità di trasportare e rilasciare ossigeno ai tessuti.

Nelle forme più gravi l’intossicazione provoca cianosi, crisi respiratorie, alterazioni dello stato di coscienza e, in assenza di interventi immediati, può condurre al decesso. Nei soggetti esaminati, i livelli di metemoglobina hanno toccato picchi estremi del 68%.

L’allarme è scattato dopo le prime segnalazioni del personale sanitario del Punto Territoriale di Emergenza di Lampedusa. Di fronte a quadri clinici critici, con insufficienza respiratoria e stato stuporoso, si è reso necessario il trasferimento urgente in elicottero verso i reparti di rianimazione degli ospedali siciliani.

L’indagine coordinata dal Centro Antiveleni di Pavia ha coinvolto complessivamente 82 pazienti, con una consulenza clinica continuativa in stretta sinergia con i presidi locali, le strutture ospedaliere della Sicilia e il Ministero della Salute.

L’identificazione tempestiva del tossico ha consentito di somministrare rapidamente l’antidoto, il blu di metilene, erogato al 90% dei pazienti, spesso in dosi ripetute. Nonostante la pronta risposta d’emergenza, due persone sono decedute nella fase acuta dell’avvelenamento. Inoltre, in 38 pazienti si è sviluppata una complicanza tardiva, l’anemia emolitica, che ha richiesto successivi ricoveri e trasfusioni di sangue per la stabilizzazione dei parametri ematici.