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L'inchiesta

Scontro fra clan a Catania, Il film a Monte Po: il commando che prepara l'agguato sotto i portici

Le telecamere installate nel palazzo in via Leonardo Vigo hanno permesso l’identificazione dei 7 indagati. Il commando preparava l’agguato contro i Cursoti milanesi. La guerra fra clan scatenata da una “migrazione mafiosa”

12 Settembre 2026, 00:37

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Scontro fra clan a Catania,  Il film a Monte Po: il commando che prepara l'agguato sotto i portici

Non è un film. E nemmeno una puntata di Gomorra. Men che meno un videoclip di una canzone neomelodica. Sotto i portici del palazzo di via Leonardo Vigo, il 26 agosto scorso, i carusi degli Strano di Monte Po (gli “autonomi” alleati dei Cappello) stavano preparando un agguato ai Cursoti milanesi. Ma i carabinieri di Nesima alle 17 di quel pomeriggio del mese scorso hanno messo in fuga il commando e hanno sequestrato pistole, cartucce, droga e giubbotti antiproiettili. Gli investigatori hanno capito immediatamente che quello che stava succedendo a Monte Po era direttamente collegato al conflitto armato avvenuto il 23 agosto a Motta Sant’Anastasia. I carabinieri, così, hanno analizzato frame dopo frame i video estrapolati delle telecamere condominiali e si è arrivati a identificare i componenti del gruppo di fuoco. Fra di loro c’era anche Kevin Giglio, fermato la stessa notte è ritenuto il pistolero della Fiat Panda che aveva risposto al fuoco nella sparatoria di Motta.

Venerdì scorso - come anticipato da La Sicilia - è scattata un’operazione culminata con l’esecuzione di sei fermi, emessi dalla pm Rosaria Molè con il visto della procuratrice aggiunta Agata Santonocito, da parte dei carabinieri della compagnia di Fontanarossa, dei militari di Paternò e della squadra mobile. Sono finiti dietro le sbarre Salvatore Angelo Salamone, 23 anni, Agatino Zuccaro, 43 anni (che si è costituito domenica), Damiano Aurora, 25 anni, Michele Spampinato, 27 anni, e Salvatore Puglisi, 19 anni. Lunedì, poco prima delle 13,30, è arrivata la convalida delle misure restrittive firmata dalla gip Dorotea Catena. La giudice ha ritenuto “inattendibile” la difesa di tre degli indagati che - in videoconferenza dal carcere di Bicocca - hanno raccontato che quel pomeriggio era in programma di girare un video per dei cantanti neomelodici. Peccato che riguardando il “film” registrato dall’occhio elettronico del palazzo di via Vigo - diffuso ieri dalla procura - è assolutamente impossibile credere a questa versione. I componenti del commando, indossando tute da lavoro e divise da soccorritore, maneggiavano armi e proiettili già alle 14 del 26 agosto. Cioè tre ore prima del passaggio della gazzella dei militari che ha messo in fuga gli indagati. Uno di loro, ben inquadrato dalle telecamere, indossava un passamontagna. Un altro aveva addirittura due pistole alla cintola dei pantaloni. Alibi davvero inverosimile anche per il ritrovamento sul posto di due confezioni di marijuana da parte dei carabinieri di Nesima. Pare essere proprio la droga il movente che ha provocato la «guerra» fra Monte Po e Cursoti milanesi. La piazza di spaccio di Piano Tavola (vicino al parco giochi) sarebbe stata gestita da Giglio e dagli altri indagati ora dietro le sbarre che sarebbero stati legati a Oreste, un soldato storico di Monte Po che ultimamente sarebbe passato - con retroscena sentimentali - nelle file dei Cursoti milanesi. Una migrazione mafiosa che avrebbero discusso anche i boss detenuti in carcere: da una parte gli Strano e dall’altra i Distefano (pasta ca sassa). Dalle conversazioni della madre di Giglio - finite nelle carte della convalida - pare che il gruppo di Monte Po volesse evitare che il fortino della droga passasse nelle mani dei Cursoti milanesi. Questo avrebbe provocato un’escalation di violenza partita con la sparatoria a Motta e conclusasi con le pistolettate al chiosco di Monte Po. E forse il commando stava preparando la risposta proprio a quest’ultimo episodio di fuoco.