Il sopralluogo
Catania, carcere di Piazza Lanza: l'Uspp lancia l'allarme su sovraffollamento, degrado e organici insufficienti
Ispezione nell'istituto penitenziario catanese. Il sindacato chiede l'intervento del Ministro
«La visita effettuata presso la Casa circondariale di Catania Piazza Lanza ha confermato le forti preoccupazioni che l’USPP aveva già denunciato a seguito dei gravi fatti verificatisi nelle scorse settimane.
Abbiamo trovato un istituto con un profilo critico sotto il profilo della sicurezza, della manutenzione e delle condizioni di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria».
Lo dichiara Giuseppe Moretti, presidente dell’USPP – Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria.
Nei giorni scorsi c'è stato infatti un sopralluogo nell'istitituto catanese.
«La visita – spiega Moretti – si è svolta in un clima collaborativo e di confronto con il Comandante e il Direttore, entrambi attualmente in missione provvisoria presso l’istituto.
È un elemento che apprezziamo, ma è altrettanto evidente che le criticità riscontrate non possono essere risolte esclusivamente a livello locale».
Piazza Lanza, ricorda il presidente USPP, «è un istituto costruito nel 1902 e, nonostante gli interventi di ristrutturazione effettuati nel tempo, presenta ancora evidenti problemi di manutenzione ordinaria e condizioni degli ambienti di lavoro che devono essere affrontati con urgenza.
La situazione è stata ulteriormente aggravata dagli effetti della recente rivolta».
Particolare allarme riguarda il reparto isolamento, «dove abbiamo riscontrato condizioni che, sotto diversi aspetti, meritano un intervento immediato».
Le criticità investono anche vari posti di servizio e «devono essere valutate alla luce delle disposizioni a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori».
Moretti aggiunge: «Non possiamo sottovalutare l’impatto che ambienti di lavoro degradati o non adeguatamente funzionali hanno sulla serenità degli operatori.
La Polizia Penitenziaria è chiamata a svolgere un compito delicatissimo e non può essere costretta a lavorare in condizioni che aumentano ulteriormente il livello di stress e di rischio».
Il caso di Piazza Lanza, sottolinea l’USPP, «deve essere inserito nel più ampio quadro dell’emergenza penitenziaria siciliana».
I numeri, infatti, «parlano chiaro: 7.279 detenuti a fronte di 6.442 posti, con un sovraffollamento di 837 persone».
Sul versante del personale, «a fronte di una dotazione organica prevista di 4.277 agenti, solo 3.575 sono effettivamente in servizio: una carenza di 702 unità, pari al 20%.
Sono numeri impietosi se consideriamo che tale pianta organica è stata ritenuta insufficiente a livello nazionale dallo stesso DAP già nel 2017, e spiegano bene perché il sistema continui a reggersi soprattutto sul sacrificio degli uomini e delle donne della Polizia Penitenziaria».
Le lacune diventano «ancora più evidenti nei turni pomeridiani e notturni, quando gli organici disponibili rendono più difficile garantire adeguati livelli di sicurezza».
Nel corso della visita, prosegue Moretti, «abbiamo riscontrato la presenza di 205 detenuti che, per caratteristiche e regime detentivo, dovrebbero essere allocati presso istituti di reclusione.
La loro permanenza a Piazza Lanza, in una struttura già sovraccarica, rende ancora più complessa la gestione e non consente di assicurare pienamente quei percorsi trattamentali e risocializzanti che dovrebbero essere garantiti alla popolazione detenuta».
L’USPP prende atto positivamente dell’arrivo di un nuovo Comandante e di un nuovo Direttore, ma «nessun avvicendamento dei vertici locali può, da solo, risolvere problemi che hanno natura strutturale e che riguardano l’intero sistema penitenziario.
Da Catania a Siracusa, come in numerosi altri istituti della Sicilia, non si può continuare a pensare che l’efficienza del sistema penitenziario dipenda dalla capacità della Polizia Penitenziaria di compensare ogni carenza.
Gli agenti non possono essere la variabile di compensazione delle inefficienze del sistema».
«Le criticità riscontrate saranno riportate in una specifica relazione che l’USPP trasmetterà al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Parlamento: occorre intervenire prima che sia troppo tardi.
Dopo le rivolte, gli agenti feriti, le evasioni e anni di denunce sindacali, non possiamo aspettare oltre», conclude Moretti.
«Servono immediatamente organici adeguati, interventi strutturali, manutenzione, una gestione seria del sovraffollamento e una diversa distribuzione della popolazione detenuta, per garantire i livelli minimi di sicurezza negli istituti penitenziari e condizioni di lavoro dignitose alla Polizia Penitenziaria.
Chi ogni giorno protegge lo Stato deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare in sicurezza. Non chiediamo privilegi: chiediamo sicurezza, dignità e rispetto per chi lavora nelle carceri».