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il caso

Caso Roggero, il Tribunale di Sorveglianza dice no: il gioielliere che sparò a due ladri uccidendoli resta in carcere

Respinta la richiesta di sospensione della condanna a 14 anni e 9 mesi in attesa che il Quirinale si esprima sulla grazia

14 Settembre 2026, 13:01

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 Caso Roggero, il Tribunale di Sorveglianza dice no: il gioielliere che sparò a due ladri uccidendoli resta in carcere

La condanna definitiva resta da espiare e le porte del carcere di Bollate non si apriranno. Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha sciolto la riserva e respinto l’istanza di differimento facoltativo della pena presentata dai difensori di Mario Roggero, 72 anni, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato a 14 anni e 9 mesi per duplice omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo d’arma.

L’ordinanza, depositata il 14 settembre 2026, fa seguito all’udienza del 9 settembre davanti al collegio presieduto dal magistrato Marco Viglino, con Eleonora Carsana giudice relatrice. Roggero ha partecipato in videocollegamento dall’istituto penitenziario milanese, in giacca e cravatta.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Stefano Marcolini e Sergio Novani, aveva chiesto l’applicazione dell’articolo 147 del codice penale per sospendere temporaneamente la detenzione nelle more della decisione sulla domanda di grazia.

Nelle motivazioni, i giudici torinesi hanno marcato la distinzione tra la funzione giurisdizionale e le prerogative del capo dello Stato. Il differimento dell’esecuzione in pendenza di una richiesta di clemenza è qualificato come evenienza residuale, concepita soprattutto per pene brevi o per circostanze eccezionali in cui un eventuale intervento presidenziale rischierebbe di sopraggiungere a pena ormai scontata.

Concedere la sospensione a Roggero, hanno osservato, equivarrebbe a invadere l’area di discrezionalità del presidente della Repubblica, trasformandosi in una sorta di anticipazione indiretta sull’esito della grazia: un esito ritenuto «inammissibile sul piano giuridico e inopportuno sul piano istituzionale».

L’istruttoria per la grazia, avviata dopo l’istanza depositata il 18 luglio 2026 dalla moglie, Mariangela Sandrone, proseguirà al Ministero della Giustizia; il rigetto del Tribunale di Sorveglianza non ne condiziona l’esito.

La vicenda trae origine dai fatti del 28 aprile 2021 nella gioielleria di Gallo di Grinzane (Cuneo), quando Giuseppe Mazzarino, Andrea Spinelli e Alessandro Modica misero a segno una rapina violenta che coinvolse anche i familiari del commerciante. Recuperato il bottino, i tre si diressero verso l’auto per la fuga. Roggero impugnò un revolver calibro 38, li insseguì nel parcheggio ed esplose più colpi: Mazzarino e Spinelli morirono, Modica rimase ferito. Le immagini della videosorveglianza sono state decisive in tutti e tre i gradi di giudizio.

Pur a fronte della tesi difensiva sullo stato d’ansia e il terrore provato dall’uomo, le corti d’assise e la Cassazione hanno escluso la legittima difesa – nelle forme effettiva, putativa o domiciliare – e l’eccesso colposo, evidenziando che, all’esterno del negozio, al momento degli spari non sussisteva un pericolo attuale e imminente per l’incolumità fisica.

Il percorso processuale si è aperto il 4 dicembre 2023 con la condanna a 17 anni della Corte d’Assise di Asti, poi ridotta il 3 dicembre 2025 a 14 anni e 9 mesi dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino per una diversa valutazione della continuazione e con il riconoscimento delle attenuanti dello stato d’ira e delle generiche.

Il 15 luglio 2026 la Prima sezione penale della Cassazione ha reso definitiva la sentenza, accompagnata da provvisionali esecutive in sede civile per 480 mila euro a titolo risarcitorio. Mario Roggero resterà quindi recluso a Bollate mentre il Quirinale completerà le proprie valutazioni sulla domanda di grazia.